Sabato, 16 Ottobre 2021
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LA RIFLESSIONE

Spiriti e Canto, se Dickens fosse stato messinese...

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Spiriti e Canto, se Dickens fosse stato messinese...

Se Charles Dickens fosse stato messinese – no, nessuna teoria revisionista sulla scia del mito Scrollalanza-Shakespeare –, chissà cosa avrebbe raccontato nel suo celebre “Canto di Natale”. Chissà cosa farebbe mostrare, al burbero Scrooge peloritano di turno, dai tre spiriti del Natale, quello del passato, quello del presente e quello del futuro. Il Canto del Natale messinese 2017 è intriso di malinconia, rabbia e frustrazioni, un po’ come quello dipinto dai tre spiriti di Dickens. Il passato è quello ritratto in fotografie sempre più ingiallite, depositarie di una memoria che si fa narrazione fin troppo edulcorata di “bei tempi andati” che però, alla luce di ciò che poteva essere e non è stato, bei tempi lo sono stati fino a un certo punto. Oggi è tutto un rimpianto, i tempi degli arancini di Nunnari, dei grandi negozi sul viale San Martino, dei politici “quelli che contavano davvero”, dell’Irrera a mare. Ma è in quei tempi che evidentemente sono stati piantati i semi su cui è cresciuto un terreno rivelatosi, poi, troppo fragile di fronte alle prime burrasche. E la Messina di oggi, la Messina mostrata dallo spirito del presente, cos’altro è se non il frutto di ciò che è stato costruito ieri. Una città che si spegne, che perde centinaia di cittadini anno dopo anno, in cui saracinesche abbassate e lucchetti ai cancelli aziendali abbondano più dei laureati con uno stipendio a fine mese, i quali giocoforza, e quasi mai per vera scelta, sono costretti a vivere il Natale come ricongiungimento, ritorno temporaneo da un altrove obbligato. Una città che si sfoga accapigliandosi nella virtuale arena social un giorno sul Dalai Lama, l’altro su una colorata ruota panoramica. Lo spirito del futuro di Dickens, infine, mostra presagi di morte. E forse farebbe lo stesso il suo omologo messinese. Ma il “Canto di Natale” è proprio nel finale che apre alla speranza. Al ravvedimento. Al riscatto. Ed è questo il vero augurio di Natale, un obbligo per chi avrà il coraggio (o la faccia tosta) di chiedere fiducia, voti, credito, nei prossimi mesi. Credere che se Dickens fosse stato a Messina, non le avrebbe negato un lieto fine

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