Giovedì, 20 Settembre 2018
MESSINA

“M’Ama”, 16 anni e 8 mesi a Cutè e Aloisi

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“M’Ama”, 16 anni e 8 mesi a Cutè e Aloisi

Condanne pesanti nonostante lo “sconto” del rito abbreviato. L’accusa è rimasta quella di tentato omicidio, nessuno spazio da parte del giudice all’ipotesi minore delle lesioni. E la povera Tania lotta ancora con quella gamba ferita che la tortura tutti i giorni, due stampelle sono per adesso le sue nuove compagne.

Condanna a 16 anni ed 8 mesi di reclusione quindi, per il 23enne Alessandro Cuté e il 26enne Gianfranco Aloisi, che la notte del 22 luglio scorso sparando all’impazzata ferirono a colpi di pistola davanti al lido-discoteca M’Ama di Grotte la 34enne Tania, la giovane di Briga Marina, mentre usciva dal locale dopo una tranquilla serata passata con gli amici di sempre.

La povera ragazza fu raggiunta dai proiettili alle gambe ed al fianco rimanendo a lungo ricoverata all’ospedale Papardo. E forse deve dire grazie al fatto che quella sera indossava i tacchi, parecchio alti, che elevarono la sua figura rispetto alla traiettoria dei due proiettili che la colpirono.

La “sparatoria per vendetta” avvenuta al M’Ama a luglio è stata ieri mattina al centro della lunga udienza preliminare davanti dal gup Daniela Urbani, con le forme del giudizio abbreviato. A settembre infatti la Procura aveva chiesto per i due giovani, che sono stati assistiti dagli avvocati Salvatore Silvestro e Franco Rosso, il giudizio immediato, contestando con convinzione l’accusa di tentato omicidio, e non quella di lesioni gravi che era stata ipotizzata subito dopo i fatti.

Ieri mattina a rappresentare la Procura davanti al gup c’era il pm Antonella Fradà, che confermando pienamente l’impostazione sulla qualificazione giuridica del reato, aveva concluso la sua requisitoria chiedendo per Aloisi e Cutè una pena un po’ più dura rispetto a quella decisa dal gup, ovvero 18 anni di reclusione.

Il giudice Urbani, che si era ritirata in camera di consiglio nella tarda mattinata, ha letto il verdetto nel primo pomeriggio: 16 anni e 8 mesi di carcere. Oltre alla condanna inflitta ai due giovani ha anche disposto che la parte civile, la povera Tania, che è stata rappresentata dall’avvocato Antonello Scordo, venga risarcita in un futuro processo civile.

Furono i carabinieri a ricostruire passo dopo passo i momenti della notte del 22 luglio scorso davanti al “M’Ama” di via Consolare Pompea. Scoprendo che la sparatoria fu una ritorsione bella e buona decisa da Cutè, elemento ritenuto vicino al gruppo criminale di Mangialupi, e messa in atto insieme ad Aloisi (fu lui a sparare, il video di quei momenti lo dimostra, Cutè guidava il motorino). E tutto perché il personale che faceva un selezione all’ingresso del lido, essendo una serata ad inviti, non fece entrare i due giovani.

I due tornarono armati di pistola sparando all’impazzata. Purtroppo proprio in quel momento stava per uscire dal locale di via Consolare Pompea la giovane di Briga Marina che, senza avere alcuna colpa, fu ferita gravemente dai proiettili sparati a casaccio. Le indagini fin dall’inizio portarono verso i due giovani che, dopo una fuga durata qualche giorno, avendo capito che il cerchio si stava stringendo attorno a loro, decisero di presentarsi spontaneamente ai carabinieri.

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