Venerdì, 19 Ottobre 2018
ELEZIONI REGIONALI

Il sigillo della “dinastia” Genovese
Nel Pd c’è il boom degli accademici

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Il sigillo della “dinastia” Genovese Nel Pd c’è il boom degli accademici

La riaffermazione del potere della “dinastia” Genovese. L’apertura di un nuovo corso nel Pd, con il debutto roboante della corrente universitaria. Una buona dose di voto disgiunto, a beneficio di Giancarlo Cancelleri. E soprattutto una sonora bocciatura per chi, nei cinque anni precedenti, ha occupato gli scranni dell’Ars destinati alla provincia di Messina. Degli undici uscenti, ne vengono confermati solo due, ma una di loro, Bernardette Grasso, rimane a Palermo solo perché inserita nel “listino” del presidente e, grazie alla vittoria di Nello Musumeci, la sua poltrona a Palazzo dei Normanni la acquisisce di diritto.

Gli exploit

Le prime pagine se le prendono gli oltre 17 mila voti di Genovese junior. Quasi bissato il record regionale dello zio Rinaldi di cinque anni fa. Ma soprattutto raggiunto l’obiettivo di papà Francantonio: doveva dimostrare di aver mantenuto intatta la propria potenza di fuoco e ci è riuscito. Chi aveva potuto saggiare l’opulenza della sua “macchina” in moto al Palacultura, a metà settembre, quando fu presentata la candidatura di Luigi Genovese con al fianco il grande “regista” Gianfranco Miccichè, non è rimasto sorpreso. E chi pensava che i guai giudiziari della famiglia (dallo scandalo formazione alle ombre di “Matassa”) potessero scalfire quella messe di voti, dovrà rifare i propri calcoli. L’exploit davvero sorprendente in casa Forza Italia, però, è quello del presidente della Camera penale di Barcellona Tommaso Calderone: secondo ed eletto all’Ars con più di 13 mila voti. «Domani – la sua prima dichiarazione alla “Gazzetta” – inizia la strenua difesa del nostro territorio. Con queste elezioni abbiamo dimostrato che anche senza strutture e con l’aiuto della gente, si può arrivare a grandi risultati». E come non parlare di boom per il direttore generale dell’Università Franco De Domenico: il Pd, a Messina, resta a galla grazie alla corrente universitaria, al suo primo test con le urne. Ampiamente superato, col rettore Pietro Navarra che guarda già oltre.

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