Lunedì, 24 Settembre 2018
MESSINA

Bancarotta fraudolenta, arrestato il giornalista Enzo Basso

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guardia di finanza

Il comunicato della Guardia di Finanza

I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia

cautelare che prevede la misura degli arresti domiciliari per una persona e l’obbligo di
presentazione alla P.G. per altre tre, resesi responsabili dei reati di bancarotta fraudolenta,
falso in bilancio e frode fiscale.
L’Autorità Giudiziaria ha, inoltre, disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca
per equivalente dei conti correnti, dei beni aziendali, delle quote di capitale e delle azioni
intestate all’ultima delle società creata dagli indagati
Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Messina, Dott.ssa Tiziana
LEANZA, a conclusione di complesse ed articolate indagini di polizia economicofinanziaria
dirette dalla Procura della Repubblica di Messina e svolte dai militari del Nucleo
di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza della città dello Stretto.
Le indagini hanno permesso di accertare che gli indagati, tutti soci, amministratori e
dipendenti di 8 società operanti nel settore dell’editoria e create nell’ultimo decennio, si
sono resi autori di ripetute irregolarità nella redazione dei bilanci al fine di occultarne lo
stato di crisi, simulando, in tal modo, una solidità patrimoniale inesistente che gli
consentiva di beneficiare di ulteriori finanziamenti che poi non venivano saldati.
Il collaudato modus operandi, elaborato e gestito da Vincenzo Basso, consisteva nel creare società
ad hoc, che venivano gravate di oneri connessi alla titolarità di importanti testate
giornalistiche edite nella provincia di Messina, indebitate con l’Erario e con gli istituti
previdenziali e successivamente messe in liquidazione con il contestuale spostamento
della gestione della testata ad altre imprese momentaneamente in bonis.
Altro elemento rilevato nel corso delle indagini riguarda il ricorso alla forma delle società
cooperative per tutte le imprese gestite dagli indagati, funzionale a garantire il godimento
di rilevanti agevolazioni fiscali previste per tale forma societaria.
Attorno a tali società ruotava l’apparato creato e gestito sotto la regia di Vincenzo Basso, con l’ausilio
di una serie di persone a lui fiduciariamente collegate nell’ambito delle compagini sociali
delle citate cooperative, che, tra l’altro, condividevano tutte la stessa sede o comunque i
luoghi ove si svolgevano le principali attività.
Sistematica era, infine, la ripetizione delle operazioni economiche poste in essere per
trasferire verso le nuove società, di volta in volta costituite, la parte più rilevante del
patrimonio aziendale.

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