Mercoledì, 19 Settembre 2018
MESSINA

Il crac della Italgeo srl: in nove rinviati a giudizio

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Il crac della Italgeo srl: in nove rinviati a giudizio

Nove rinvii a giudizio, senza alcuna esclusione. Il processo inizierà il prossimo 18 gennaio davanti alla prima sezione penale del tribunale. Ecco la decisione finale di ieri del gup Tiziana Leanza a conclusione dell’udienza preliminare per il crac della Italgeo Srl, la bancarotta fraudolenta bancarotta fraudolenta legata al fallimento dell’impresa, specializzata in palificazioni e fondazioni, che ha poi trascinato altre ditte nel vortice giudiziario.

Accolta quindi la richiesta della Procura, ieri rappresentata dal pm Annalisa Arena, mentre le indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza furono a suo tempo coordinate dal sostituto procuratore Antonio Carchietti.

Secondo la ricostruzione dell’accusa in questa vicenda si verificò una sistematica sottrazione di beni e denaro, per circa due milioni di euro, prima che l’impresa, coinvolta a suo tempo in lavori di rilevanza nazionale e internazionale, venisse dichiarata fallita. Ci fu poi un’evasione fiscale per circa 5 milioni e mezzo di euro.

Il gup ieri ha rinviato a giudizio tutti e nove gli indagati iniziali, soggetti tutti rientranti nell’orbita economica della Italgeo Srl, sia in prima persona sia per partecipazioni azionarie a cessioni di rami d’azienda, oppure per prestazioni lavorative singole effettuate a favore dell’impresa o società collegate.

Si tratta di Gianfranco Alessandro, Claudio Barbera, Giuseppe Barbera, Francesca La Rosa, Maria Leonardis, Aurelio Micali, Gaetano Piraino, Massimiliano Gaetano Salamone e Antonino Scopelliti.

Non per tutti e nove, quando si chiuse l’inchiesta nell’aprile scorso, scattarono provvedimenti restrittivi. Il gip Salvatore Mastroeni che siglò l’ordinanza di custodia, rispetto alle richieste della Procura decise misure restrittive per cinque: per l’imprenditore Giuseppe Barbera, («ha il ruolo centrale, apicale in tutta la vicenda»), decise il carcere in relazione a sei capi d’imputazione; per il figlio Claudio Barbera decise l’obbligo di dimora a Messina in relazione a quattro capi d’imputazione; per l’imprenditore Aurelio Micali gli arresti domiciliari per un capo d’imputazione; Gianfranco Alessandro subì invece l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte alla settimana per un capo d’imputazione; e infine Antonino Scopelliti subì il divieto di esercitare attività imprenditoriale per un anno, in relazione a un capo d’imputazione. Il gip decise poi una serie di sequestri di beni alle imprese Teknogeo Srl, Progettografica Srl, e Geotecnica Srl.

Ieri numerosi i difensori impegnati all’udienza preliminare, gli avvocati Carmelo Vinci, Sebastiano Gentile, Manuela Mancuso, Lori Olivo, Aldo Lombardo, Francesco De Domenico, Enza De Rango, Valter Militi, Gaetano Gemelli, Giovanni Claudio Maggio di Caltanissetta e Giuseppe Alvaro di Reggio Calabria.

I primi accertamenti da parte della Procura e della Guardia di Finanza in questa vicenda scaturirono dalla allarmante relazione del curatore giudiziale della Italgeo Srl, che fu dichiarata fallita con sentenza dichiarativa del tribunale il 13 febbraio 2015. Su questo primo step si sono poi innestati altri due elementi fondamentali, ovvero la consulenza della Procura decisa dal sostituto procuratore Antonio Carchietti e gli accertamenti economico-finanziari delle fiamme gialle.

Oltre all’attività distrattiva per diverse centinaia di migliaia di euro, precedente il fallimento, secondo la Procura si sarebbero registrate alcune cessioni di rami d’azienda sospetti, comprensivi anche del parco mezzi, per ditte che erano però sempre riconducibili a Giuseppe Barbera.

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