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Capo d’Orlando, l’emozionante Giro d’Europa in 120 giorni

Capo d’Orlando, l’emozionante Giro d’Europa in 120 giorni

Capo d’Orlando

Il giro d'Europa in 120 giorni è pronto a partire. Dopo la strepitosa qualificazione alla fase a gironi di Champions League cui ha fatto seguito l’imbarazzante debutto in Serie A contro Pistoia, oggi l'Orlandina s'imbarcherà in direzione Bologna, da dove prenderà il volo verso una nuova, affascinante dimensione. Dispendiosa sì e anche molto, ma unica per le emozioni che saprà regalare. Saranno 14 giornate da vivere tutte d'un fiato, con l'Orlandina che sfiderà club emergenti e blasonati: almeno un paio potrebbero partecipare con ottimi risultati anche all'Eurocup, la seconda competizione continentale per importanza. E allora proviamo a conoscerli meglio in ordine di calendario.

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Gaziantep (10/10 – 12/12)

La città turca che sorge quasi al confine con la Siria può vantare una delle squadre-novità del ricchissimo campionato turco, in questo momento il più competitivo d'Europa. Il debutto dell'Orlandina avverrà martedì alla Sahinbey Karatas Sport Hall che può ospitare 6400 spettatori (palla a due alle 19.30 con diretta su Youtube). Gaziantep che nella passata stagione ha raggiunto come i paladini i quarti (eliminata dal Besiktas), dopo aver chiuso la regular season in settima posizione. In estate la squadra allenata dal greco Dedas – che in campionato esordirà domani sul parquet del Galatasaray – ha rivoluzionato l'organico per provare a renderlo ancora più solido. Una sola conferma (il lungo sloveno Jure Balazic) e tanti ingaggi di spicco: il pivot americano Dj White, ammirato per due stagioni a Torino, dopo 138 partite nella Nba, l'ala Cameron Clark, che ha fatto bene a Cremona e si è laureato campione francese con Chalon e l'altro esterno Victor Rudd, che arriva da una positiva esperienza nel Maccabi Tel Aviv. Il playmaker è l'esperto Mark Lyons, giramondo dei tornei europei, con tanti punti nelle mani, reduce da un'ottima parentesi all'Hapoel Tel Aviv. Da seguire anche la guardia Sean Armand. Gaziantep è una delle pretendenti alla qualificazione agli ottavi.

Chalon (17/10 – 19/12)

Dopo il big-match di domenica prossima contro la corazzata Milano (che non si giocherà più in posticipo televisivo), per uno scherzo del calendario, seconda trasferta consecutiva nella piccola Chalon sur Saone (città a 340 km da Parigi) che nello scorso giugno ha vinto, a sorpresa, lo scudetto. La nuova annata è però cominciata con il segno meno, anche per l’addio di giocatori fondamentali come, appunto, Cameron Clark che l’Orlandina si ritroverà subito di fronte in Turchia. Chalon ha perso le prime tre partite di French League, nonostante l’apporto del “bomber” ex Roseto, Adam Smith. In squadra ci sono il realizzatore Lance Harris, altri due recenti ex “italiani”, Putney (Caserta) e Joseph (Brindisi), un ex compagno di Justin Edwards nell’Alba ungherese (James Farr) e i lunghi Camara e Gillet. Faticherà per entrare nelle prime quattro.

Paok Salonicco (24/10 – 9/1)

Ecco il blasone sul parquet per la “prima” casalinga. Il Paok all’inizio degli anni ’90 è stata una grande di Grecia prima che lo strapotere di Panathinaikos e Olympiacos lasciasse poco o nulla agli altri club. Due titoli, una Coppa delle Coppe e una Korac (se vogliamo, l’attuale Fiba Champions League) per il Paok che deve ancora esordire nell’ormai modesto (a causa della crisi) campionato ellenico. Infatti dietro le due “big” che lottano per vincere l’Eurolega, solo l’Aek Atene sembra reggere. E i celebri bianconeri non fanno troppa paura: l’asse play-pivot Dillard-Krubally è passata anche dall’Italia come Brandon Triche, la guardia che trascinò Trento alla promozione in A nella finale del “PalaFantozzi”. Il tiratore Linos Spyridon Chrysikopoulos può far male e per il resto tanti onesti comprimari.

Tenerife (1/11 – 16/1)

Ed ecco la super favorita. Non solo del girone. La squadra delle Canarie detiene il trofeo, vinto nella Final Four giocata al Pabellon “Santiago Martin”. Dove ha appena conquistato anche la Coppa Intercontinentale, battendo i venezuelani del Guaros de Lara con 21 punti e 9 rimbalzi del suo centro Mike Tobey, vero cardine del quintetto. Tenerife allenata da Nenad Markovic è riuscita a confermare il gruppo storico (i piccoli Davin White, Richotti e San Miguel; l’eccellente “quattro” Tim Abromaitis; l’ala Javier Beiran; l’esperto centrone Fran Vazquez) aggiungendo oltre a Tobey, destinato a un’ottima carriera, il forte esterno polacco Mateusz Ponitka che si sta ritagliando un importante spazio internazionale. Ottima la partenza in Liga (dove lo scorso anno ha raggiunto i quarti), con 2 successi su 2.

Neptunas (7/11 – 23/1)

Klaipeda, unico porto della Lituania sul mar Baltico, ha una squadra che nelle ultime stagioni ha espresso una ammirevole crescita, affiancando (assieme al Lietkabelis) nella scala dei valori di un Paese che vive per il basket, le tradizionali Zalgiris e Lietuvos Rytas. Il Neptunas, ospite a novembre dell’Orlandina, non dovrebbe avere difficoltà a qualificarsi per la fase a eliminazione diretta grazie a gente come il lungo colombiano Juan Palacios e il nazionale Renaldas Seibutis (che ricorda l’ex Jasaitis), atleti da Eurolega. Completano il gruppo il poker di affidabili lituani Burtkevicius-Girdziunas-Zelionis-Galdikas e il piccolo americano Armstead.

Ventspils (14/11 – 30/1)

E restiamo sul Mar Baltico, spostandoci però in Lettonia (una delle rivelazione del recente EuroBasket), dove l’Orlandina andrà a trovare il Ventspils, che da anni contende la leadership della lega al Vef Riga. Squadra ben allenata dall’ex guardia Robert Stelmahers, parte con la leggerezza dell’essere, spinta dai canestri del nazionale Aigars Skele e di Maris Gulbis. Entrare nelle prime quattro sarebbe un’impresa.

Ludwigsburg (5/12 – 6/2)

L’andata si chiuderà ospitando i tedeschi, l’altra squadra arrivata alla fase a gironi dopo aver superato ben tre turni preliminari, facendo filotto di successi contro tre avversarie però di scarso peso (Bosna, Cluj e Bruxelles). Come consuetudine nella BBL, le squadre abbondano di americani di medio livello (compreso, in questo caso, il coach John Patrick) e abbiamo perso il conto di quanti ne abbia Ludwigsburg. A mettersi già in evidenza l’esterno Dwayne Evans, mentre sotto canestro c’è Adam Waleskowski e in regia il rapido Kerron Johnson.

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LA FATICA HA INCISO NEL KO CON PISTOIA E SOLO DOPO IL PRIMO CICLO TERRIBILE SI CAPIRÀ IL REALE VALORE DEL GRUPPO

Il doppio impegno dev’essere metabolizzato
 

Così come, finite le celebrazioni per l’impresa sull’Avtodor, abbiamo sostenuto che l’unica strada da percorrere prima di fare previsioni sul futuro era quella di attendere nuove e sempre più importanti verifiche, il discorso non cambia ora, dopo la deludente prestazione nella “prima” in A contro la quadrata Pistoia di Enzo Esposito.

Un’Orlandina rivoluzionata e giovane, che deve affrontare il massacrante doppio impegno europeo (al quale, ad esempio Pistoia ha rinunciato, lasciando il posto proprio ai biancazzurri), non può essere superficialmente giudicata tra alti e bassi all’inizio di ottobre, ma solo tra qualche settimana, quando con la trasferta di Reggio Emilia si chiuderà il primo ciclo terribile che prevede anche i difficili confronti esterni con Bologna, Gaziantep e Chalon e la serata di gala al “PalaFantozzi” contro la corazzata Milano.

Non ci sembra corretto sbilanciarsi, nel bene o nel male, su una squadra entrata in un mondo ancora tutto da scoprire. Per quattro mesi (se non oltre) sarà più il tempo che verrà trascorso negli spostamenti, anziché in palestra ad allenarsi. E un gruppo giovane, con poca esperienza internazionale (se si escludono Atsur e Delas) e ancora senza un leader conclamato, avrebbe bisogno di lavorare per migliorare individualmente e crescere nel suo insieme, per non perdere mai la concentrazione.

Contro Pistoia, è indubbio, la fatica si è fatta subito sentire. Lo sforzo per il clamoroso recupero a Saratov e per la cavalcata trionfale di tre giorni dopo, ha prosciugato parte delle energie fisiche e nervose di un’Orlandina che, comunque, assieme ai pregi fin qui giustamente decantati, qualche difettuccio di costituzione sembra averlo.

A cominciare dalla mancanza di un piccolo, per intenderci alla Tyrus McGee, per rimanere nell’attualità, che se la coppia di playmaker non funziona, è capace di portare palla con autorità, innescando il gioco. Nella passata stagione c’era Tepic che copriva bene questo ruolo, due anni fa addirittura il decisivo Boatright. In questo momento nessuno. E considerato che il tanto atteso Ihring oggi è ondivago, anzi sembra piuttosto imberbe, se Atsur non gira o si carica di falli come avvenuto contro i toscani, la situazione può complicarsi. Per le altre valutazioni, speriamo solo positive, servono altri test. Molto presto ne capiremo di più.

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