Domenica, 23 Settembre 2018
TRAGEDIA A DUBAI

Immersione fatale per un ingegnere messinese

di
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Messinese muore a Dubai durante immersione subacquea

Una tragedia imprevedibile è costata la vita, a Dubai, a un giovane messinese di 29 anni, molto noto e stimato nella città dello Stretto, anche se fin dall’età di 18 anni si era trasferito a Milano per gli studi universitari. Da gennaio era stato assunto da una società multinazionale di consulenza aziendale e si era trasferito negli Emirati Arabi.

Antonio Ferraloro, ingegnere informatico gestionale del colosso tedesco “Roland Berger”, è morto durante un’immersione subacquea in apnea nel mare antistante alla metropoli araba. Gli è stata fatale una di quelle osservazioni della natura sommersa che Antonio amava compiere quando era libero dal lavoro, ma sempre in modo prudente e in compagnia di altri sub. Secondo una ricostruzione, nella tarda mattinata di sabato, il giovane sarebbe stato vittima di un particolare tipo di malore che può colpire chi nuota in apnea in conseguenza di un assorbimento eccessivo di anidride carbonica. E che determina un improvviso svenimento: i compagni d’immersione, che nuotavano assieme a lui e ad un istruttore, si sono accorti della sua assenza durante la riemersione in superficie e si sono subito rituffati verso il fondale per raggiungerlo e dargli soccorso. Purtroppo, anche se erano trascorsi pochi secondi, era già troppo tardi. Per Antonio non c’è stato più nulla da fare.

La notizia della tragedia è deflagrata all’improvviso con tutto il suo carico di dolore insopportabile all’interno della famiglia Ferraloro. Sotto choc il padre, Emanuele Ferraloro, originario del comune nebroideo di Ficarra, commercialista apprezzato, così come la madre Francesca Orlando la quale ieri ripeteva tra le lacrime come Antonio fosse stato, autenticamente, per tutti «una luce durata 29 anni», e gli altri due figli Gregorio ed Elisabetta. Uno strazio presto condiviso anche dalla fidanzata di Antonio Ferraloro, Valeria, residente a Telaviv per un progetto universitario di ricerca. È stata lei a partire immediatamente per Dubai, assieme a due amici della coppia.

A ricevere sabato scorso per primo la tragica notizia dal Consolato italiano in negli Emirati era stato il fratello Gregorio Ferraloro, 26 anni, anche lui ingegnere informatico gestionale, residente a Londra ma in quel momento a Parigi per motivi di lavoro. Nel tempo più rapido possibile è accorso a Messina così come ha fatto, non appena raggiunta dalla notizia, la sorella Elisabetta, studentessa universitaria alla Bocconi di Milano.

Nel pomeriggio di ieri attorno alla famiglia Ferraloro s’è stretto il cordoglio di tantissimi messinesi, parenti, amici, colleghi di lavoro, ex compagni di classe del giovane. Antonio Ferraloro, prima di lasciare Messina a soli 18 anni per laurearsi al Politecnico di Milano, era stato uno studente modello della sezione “F” del Liceo scientifico Archimede. «Era stato un mio alunno – ricorda commossa la prof. Tania Toscano – ed era rimasto nel cuore di tutti per il suo carattere nobile, cristallino. Quando in classe c’era un problema, una lite, era lui Antonio che teneva, per tutti, il filo della pace...». E ancora: «Era andato via ma aveva mantenuto rapporti intensi con la sua classe al punto che negli ultimi mesi era tornato due volte a Messina per altrettanti matrimoni di compagni che lo avevano voluto come testimone».

A detta di tutti, insomma, era un giovane appassionato, ricco di valori e pieno di progetti, che sapeva superare le difficoltà della vita, approcciandole sempre con un sorriso ottimistico. Da ultimo anche la temporanea distanza che lo separava dalla fidanzata, lui negli Emirati e lei Israele, due Paesi in rapporti non propriamente idilliaci, un nodo che i due giovani insieme, con la forza del loro amore, riuscivano a sciogliere.

Purtroppo, un destino avverso ha travolto senza alcun segno di preavviso la vita di Antonio Ferraloro, in quello stesso giorno, 30 settembre, in cui anni fa era morto il nonno paterno. Un destino – raccontano tutti – davvero imprevedibile considerato che il giovane ingegnere messinese era uno sportivo dal fisico prestante e per di più, durante le immersioni subacquee, compiute in compagnia, era sempre tra i più prudenti.

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