Giovedì, 20 Settembre 2018
OP. DOMINIO

Gli affari del clan Mangialupi Trentadue indagati dalla Dda

di
op. dominio, Messina, Sicilia, Archivio
Gli affari del clan Mangialupi Trentadue indagati dalla Dda

L’inchiesta “Dominio”, sulla riorganizzazione del clan di Mangialupi, tocca la tappa della chiusura delle indagini preliminari.

Sono in tutto 32 le persone raggiunte dall’informazione di garanzia firmata venerdì scorso dal sostituto procuratore della Dda Liliana Todaro, che ha coordinato le attività investigative del Gico della Guardia di finanza. Oltre a Domenico La Valle, 56 anni, risultano indagati Alberto Alleruzzo, 35 anni; Francesco Alleruzzo, 61 anni; Giovanni Aspri, 51 anni; Francesco Benanti, 48 anni; Carmelo Bombaci, 35 anni; Nunzio Corridore, 40 anni; Santo Corridore, 53 anni; Francesco Crupi, 32 anni; Paolo De Domenico, 58 anni; Domenico Galtieri, 52 anni; Giuseppe Giunta, 46 anni; Francesco Laganà, 45 anni; Giovanni Megna, 40 anni; Grazia Megna, 54 anni; Giancarlo Mercieca, 46 anni; Francesco Russo, 33 anni; Gaetano Russo, 35 anni; Antonino Scimone, 49 anni; Mario Schepisi, 46 anni; Alfredo Trovato, 52 anni; Salvatore Trovato, 64 anni; Davide Romeo, 37 anni; Giovanna Aloisi, 36 anni; Rosario Aloisi, 58 anni; Salvatore Arena, 76 anni; Antonio Caliò, 33 anni; Nunzio Cangemi, 23 anni; Giuseppe Leonardi, 84 anni; Salvatore Utano, 29 anni; Giuseppe Caleca, 29 anni; Giuseppe Luppino, 52 anni.

Nutrito il collegio difensivo, composto dagli avvocati Antonino De Francesco, Salvatore Silvestro, Giuseppe Abbadessa, Massimo Marchese, Domenico Andrè, Giuseppe Donato, Nunzio Rosso, Antonino Cacia, Alessanro Billè, Eduardo Omero, Giuseppe Lo Presti, Giuseppe Bonavita, Antonello Scordo, Pierfrancesco Broccio, Caterina Veneziani, Angelo Bonfiglio, Maurizio Scarpari, Isabella Barone, Rita Pandolfino, Francesco e Tancredi Traclò, Antonino Amata e Antonio Attinà.

L’inchiesta della Dda

Con l’operazione denominata “Dominio”, relativa al ruolo predominante esercitato dal gruppo nel quartiere di Mangialupi e dintorni, le Fiamme gialle hanno inferto un duro colpo al nuovo assetto del sodalizio. I cui affiliati, avvalendosi della forza intimidatoria e del vincolo associativo e delle condizioni di assoggettamento e di omertà, avrebbero commesso «plurimi delitti contro la persona e il patrimonio acquisendo in modo diretto e indiretto la gestione o il controllo di attività economiche». Il blitz è scattato il 27 marzo scorso, con l’esecuzione di 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere, oltre alla notifica di tre provvedimenti dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e al sequestro di beni per un valore stimato in circa 10 milioni di euro.

Al vertice dell’organizzazione, secondo l’accusa, Domenico La Valle, titolare di un bar a ridosso dello stadio “Celeste”. È ritenuto la “guida” delle attività illegali della cosca malavitosa, che ruotavano intorno al settore imprenditoriale. Dell’aspetto operativo, invece, si sarebbero occupati i fratelli Trovato. I finanzieri hanno accertato che La Valle, avvalendosi di uomini di fiducia (individuati in Paolo De Domenico e Francesco Laganà) gestiva numerose attività economiche: dal noleggio di slot machine a una sala giochi, passando per un distributore di carburanti sul viale Gazzi e una tabaccheria in via Taormina. Inoltre, servendosi di prestanome (la moglie Grazia Megna, Antonio Scimone, Giancarlo Mercieca e Francesco Benanti) aveva nella sua disponibilità numerosi immobili, formalmente intestati agli indagati nel tentativo di scongiurare eventuali provvedimenti di sequestro o di confisca.

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