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MESSINA

La casa della politica incassa altre condanne

di
gettonopoli, Messina, Archivio
Gettonopoli, la Digos ritorna al Comune

La casa malconcia della politica ancora una volta incassa condanne penali. A Messina negli ultimi tempi è successo spesso. Il caso Genovese rappresenta l’emblema, la pena decisa al processo sull’alluvione per l’ex sindaco Buzzanca è un altro esempio. Ci sono poi in itinere il processo “Matassa” sulle cointeressenze elettorali mafia-politica e quello sui bilanci comunali. E c’è Gettonopoli.

Pur volendo dare per “buono” soltanto un 50% di quanto deciso dalla magistratura, pur considerando tutte le garanzie possibili per chi è stato condannato non ancora in via definitiva, pur valutando molte delle argomentazioni difensive di questi mesi molto calzanti, è indubbio che esiste in città una distorsione concreta sul governo della cosa pubblica. Ed è su questo argomento che si dovrebbe riflettere seriamente, per cercare di modificare lo stato delle cose. Ma si chiacchiera soltanto.

Anche se tra le condanne inflitte lunedì sera, se proprio vogliamo dirla tutta, poca distinzione è stata fatta tra i veri “gettonisti” e coloro che in questa storia ci sono entrati un po’ per caso, nel solito calderone del “colpire tutti”.

In quella convulsa serata giudiziaria di lunedì l’assoluzione da uno dei tre reati contestati ai consiglieri comunali - non a tutti, soltanto ad otto -, l’abuso d’ufficio, con lo spettro della legge Severino che s’allontanava, sarà sembrato ai più solo un pallido salvacondotto.

Ma le 17 condanne sono reali, la storia sarà lunga, la Prefettura acquisirà la sentenza e farà le sue valutazioni. E dire che una volta, in questi casi, si adoperava spesso un termine, ma adesso non è più di moda: la Questione morale.

Ieri sul piano delle reazioni è stato il “silenzio” totale. L’unica voce nel deserto è stata quella di Chiara Sterrantino, coordinatrice cittadina di Scuola Politica, che ha diffuso una nota: «Le pesanti condanne ci devono indurre a un atteggiamento di rispetto delle persone coinvolte, in coerenza col principio di presunzione d'innocenza, fino a sentenza definitiva. Ma sul piano politico riteniamo che tutti i Consiglieri condannati in primo grado debbano immediatamente rassegnare le dimissioni e lasciare Palazzo Zanca: ormai la dignità politica e morale del mandato popolare affidato loro dai messinesi non è più garantita. Le dimissioni dei Consiglieri condannati - alcuni dei quali hanno salvato Accorinti dalla mozione di sfiducia -, si impongono come dovere politico e morale, per non fare degradare ulteriormente il buon nome della città e il decoro della sua classe dirigente, già largamente compromessi».

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