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IN CUCINA

L’agnello rimane il piatto “principe” del pranzo pasquale

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L’agnello rimane il piatto “principe” del pranzo pasquale

Messina

Una volta, a mettere tutti d’accordo c’era l’agnello. Al forno, arrosto, allo spiedo, con patate, cacio o carciofi, a seconda della regione e delle tradizioni locali. La diffusione dei menu vegan e della cultura vegetariana in genere ha un po’ cambiato le cose, ma non gli ha tolto il ruolo di piatto “principe” della Pasqua.

In ogni città, però, ci sono molte tradizioni pasquali tramandate dai genitori ai figli che puntualmente si ripresentano e continuano ad avere un ruolo speciale. Pietanze che si cucinano una volta l’anno e non di più. Ma alla quale, anche solo per quella volta, diventa difficile rinunciare.

Messina non fa eccezione, anche se il tempo ha cancellato alcuni piatti tipici e standardizzato i menu. Cannelloni, pasticcio di lasagne e cous cous di pesce hanno sostituito su molte tavole la pasta ‘ncaciata e le braciole. Un rapido giro nei mercati della città, basta però a scoprire che non per tutti è così.

«Braciole, peperonata e caponatina di melanzane non possono mancare sulla nostra tavola – racconta la signora Giovanna – anche perché ci sono i figli che vivono fuori e quando tornano qui per le feste vogliono sentire il profumo della cucina di casa». Che poi è ciò che racconta anche Piero, un bel sorriso sul volto e una lunghissima lista della spesa al seguito. «L’ha scritta mia moglie, io sono solo un soldato – ci dice divertito – ma il mio sorriso non è perché faccio la spesa. È perché posso permettermi di farla senza troppi pensieri e mi godrò la Pasqua con i miei figli che sono tornati in città per le feste. Li vediamo solo in queste occasioni».

Il ritorno a casa spesso è anche sinonimo di grandi abbuffate. Pina ha almeno quattro buste piene di cibo mentre chiede quanto sono buone le fragole a un commerciante.

«Oggi facciamo una spesa più ricca, non possiamo fare brutta figura con gli ospiti. Mangeremo cannelloni e lasagne di primo, poi gamberi, salmone, lumache e ovviamente l’agnello. Mio marito non sa farne a meno, in queste occasioni».

Nessuno cita la “cuddura”, ma è solo un caso. Perché il dolce con le uova è una tradizione, a cui i messinesi sono molto legati. Meno sono quelli che conoscono lo sciusceddu, antica ricetta pasquale della città. Carne macinata, ricotta, uova, pecorino e prezzemolo per un piatto che una volta era immancabile sulle tavole dei messinesi. Oggi, si vede un po’ di meno, ma la tradizione resiste. Insieme alla divisione dei ruoli: «Io faccio la spesa, mia moglie cucina», ci dice Salvatore, anche lui con le mani occupate da molti sacchetti. Perché sarà pure un periodo di crisi. Ma a tavola, e nei giorni di festa, i messinesi sembrano non volerci pensare troppo. «I soldi sono pochi – spiega Natale, ex cassintegrato, oggi disoccupato e anche un po’ preoccupato per il suo futuro – ma ci penseremo da martedì».

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