Giovedì, 20 Settembre 2018
MESSINA

Pace devastata: manca ancora un piano

di
pace, riviera nord, Messina, Archivio
Pace devastata: manca ancora un piano

Il geologo Carmelo Gioé è uno dei tecnici più noti del Comune, per molti anni il solo con questa qualifica nella città delle frane e delle colate, delle alluvioni e dell’erosione. Può fare chiarezza su quel che serve al villaggio Pace, ovvero alla riviera nord più martoriata e messa in pericolo nelle sue più significative strutture e attività. Perché l’attuale devastazione riguarda molto più di 200 metri della pista ciclabile, all’altezza dell’area Trocadero. Gioé ha lavorato, geologicamente, nei progetti comunali finanziati dalla Regione con 12 milioni, e ciò al fine difendere la costa tra Mortelle, Tono e Mezzana-Molinello e ancora le Montagne di Sabbia, e poi le aree tra Marmora e Tarantonio. Così come per gli interventi di rifioritura dei massi (500.000 euro) che inizieranno a giugno a difesa di Giampilieri e di Briga Marina.

– Dottor Gioé, cosa sta succedendo esattamente in questo litorale, ma soprattutto nell’area ciclabile del Trocadero e della Lega navale?

«C’è un’erosione costante, anche sé non potente come quella che ha via via cancellato centinaia di metri di spiaggia a Tono o Capo Rasocolmo. Basti vedere in tal senso le immagini di Pace o di Paradiso risalenti agli anni 60 e 70, prima che si costruissero i grandi complessi della Panoramica e dell’Annunziata e venissero sistemati lungo questo litorale ingenti quantità di quegli sfabbricidi che hanno formato i vari capi... munnizza. Tanto che vicino al Baby Park c’è asfalto a 13 metri di profondità. Certo mi rendo conto che perdere 3 o 4 metri a Pace ha molto più impatto per determinate strutture e attività».

– Perché non pensare a un progetto di protezione urgente, tipo Giampilieri e Briga, o a un piano di barriere a mare come per la fascia tirrenica?

«Il primo tipo d’intervento è impossibile perché in questo litorale di Pace e all’altezza del Trocadero i massi sono sulla spiaggia, e stanno via via sprofondando, ma non nello specchio acqueo, e quindi mancano proprio le barriere... da fare rifiorire. Quanto invece alle protezioni soffolte, sarebbero qui impensabili interventi isolati, in un tratto di mare dal fondale profondo, considerando anche il problema dell’intralcio che ne deriverebbe per le imbarcazioni. Si può pensare a un progetto organico, per una fascia costiera più ampia, che abbia per confini le foci dei torrenti, ovvero le unità fisiografiche, tenendo però conto delle conseguenze inevitabili che anche un piano organico in parte determina nei vicini tratti costieri. Ma, prima, servono idee chiare sugli obiettivi».

– Servono idee chiare fino a che punto?

«Su tutti gli obiettivi finali di recupero e di valorizzazione da perseguire nell’intera unità fisiografica compresa tra la Zona falcata e Capo Peloro, coscienti dei vari interventi che all’interno di essa sono più urgenti ed importanti per la nostra città».

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