Venerdì, 19 Ottobre 2018
MESSINA

Sfiducia, è vicino il giorno
della resa dei conti

di
mozione di sfiducia, Messina, Archivio
Sfiducia, è vicino il giorno della resa dei conti

Si dicono soddisfatti i promotori della mozione. «Alla fine il buon senso ha prevalso su tutto», affermano Mario Rizzo e Daniela Faranda, rispettivamente capigruppo dei Centristi per la Sicilia (ex Udc) e di Ncd. «Ringraziamo i colleghi che, al di là delle appartenenze politiche, hanno sottoscritto il nostro documento, condividendo lo spirito e le motivazioni che ci hanno portato a depositare a luglio la mozione di sfiducia, dimostrando serietà e senso di responsabilità verso la città; da oggi seguiremo passo dopo passo l'iter che ne consentirà l'approdo in aula, permettendo cosi al Consiglio di esprimersi in modo inequivocabile». E che si voglia far presto, a Palazzo Zanca, lo testimonia il fatto che la presidente del consiglio Emilia Barrile già nella giornata di ieri abbia chiesto al direttore generale Antonio Le Donne di compiere i passi perché l’atto sia formalizzato e possa essere sottoposto al voto sovrano dell’Aula.

Dall’altra parte, non c’è alcuna intenzione di consegnare lo “scalpo”. Lo conferma il documento, dal significativo titolo “Politica e valore del tempo”, sottoscritto ieri dal sindaco Renato Accorinti e dall’intera sua Giunta: una vera e propria risposta ufficiale, punto per punto, al testo della mozione risalente alla scorsa estate.

«Adesso “finalmente” la sfiducia va in aula con 16 firme – scrivono sindaco e assessori – sotto un documento in cui si lamenta che la città è agli ultimi posti della classifica del Sole 24 ore ma questa non è la verità di oggi perché nel tempo impiegato a lavorare si sono scalati ben 16 posti di quella classifica che adesso ci vede davanti a città importanti. Il documento per la sfiducia fotografa una situazione di bilancio non più esistente perché l’amministrazione Accorinti ha lavorato con serietà e spirito di servizio per risanare una situazione finanziaria disastrosa e adesso a Messina, la nostra città, questa Giunta è tra le prime in Italia ad avere adottato il bilancio 2017. Ancora si è utilizzato quel tempo, quelle moltissime ore passate a Palazzo Zanca, per seguire e intercettare i possibili programmi di finanziamento nazionali o regionali, e oggi che il tempo della raccolta è iniziato tra Masterplan, Pon Metro, Bando periferie, porto di Tremestieri, via don Blasco, riqualificazione del torrente Bisconte Cataratti, il bottino dei finanziamenti ottenuti è ben superiore a 300 milioni di euro, una cifra mai vista nella storia di Messina. Il tempo passato a controllare e ricontrollare norme, leggi e capitoli di bilancio ha portato alla stabilizzazione di oltre 250 persone ridando loro la dignità che meritano; a dotare tutte le partecipate dei contratti di servizio mai avuti prima e a individuare dirigenti di primo piano che rilanciassero le società con azioni moderne che, ad esempio, hanno magicamente portato il numero dei bus da poco più di 10 a un centinaio. E il tempo emozionante dedicato ad accogliere i bambini, le donne e gli uomini migranti, non solo allo sbarco ma soprattutto con percorsi inclusivi e sistemi di protezione.

Il tempo necessario per l’elenco del lavoro fatto dalla giunta Accorinti è lungo ma un’ultima citazione va fatta, un’opera piccola e importantissima, la Casa di Vincenzo, un segnale inequivocabile su quale sia la direzione intrapresa: aiutare i più fragili. Adesso per noi – concludono Accorinti e la sua “banda” – è il tempo di continuare a lavorare sereni per la nostra città che amiamo e a cui abbiamo dedicato con gioia il tempo preso ai nostri affetti e al nostro lavoro. Invece c’è chi pensa che il tempo che resta vada bruciato e seguendo indicazioni di burattinai distratti da giudici e avvocati, vogliono che la città resti senza guida, senza che si possa vigilare sull’arrivo degli investimenti, senza che Accorinti e la sua Giunta possano inaugurare il cantiere del nuovo porto, firmare il protocollo per il secondo palazzo di Giustizia, salire sul centesimo autobus nuovo appena comprato o stringere la mano all’ultimo dei precari che viene stabilizzato. Eliminare la piaga del precariato su cui troppe fortune “politiche” si sono costruite nei decenni che hanno preceduto la giunta Accorinti è un assurdo da evitare ad ogni costo per chi ha distrutto Messina. C’è chi pensa che il tempo dei finanziamenti, della svolta che la città inizia a vivere sia da bruciare, da evitare per riconsegnare la città a un commissario che gestisca l’ordinario.

Il tempo fin qui dedicato alla nostra città è denso, bello ed è volato. Un tempo dedicato alla Politica vera, quella che si occupa della dignità delle persone e non della clientela, dei più deboli e non dei potenti, della sicurezza dei territori e non della speculazione edilizia. La Politica che guarda al futuro, trovando risorse, costruendo prospettive e sgombrando faticosamente la strada da percorrere dalle macerie del passato».

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