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BARCELLONA

Omicidio Artino: 28 anni a Maio, il “killer ragazzino”

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Omicidio Artino: 28 anni a Maio, il “killer ragazzino”

Condanna parzialmente ridotta in appello per il “killer ragazzino” Carmelo Maio, accusato di aver partecipato all’omicidio di Ignazio Artino, ucciso il 12 aprile del 2011 sotto casa sua a Mazzarrà Sant’Andrea.

Alle cinque del pomeriggio di ieri, dopo una camera di consiglio iniziata intorno a mezzogiorno, la corte d’assise d’appello di Messina presieduta dal giudice Maria Pina Lazzara ha inflitto 28 anni di reclusione a Maio, che è accusato di aver preso parte all’agguato, ma gli ha concesso le attenuanti generiche, quindi ha ridotto la pena rispetto all’ergastolo che gli fu inflitto in primo grado. Maio di anni ne ha appena 24, quando - secondo l’accusa - uccise Artino ne aveva appena 19.

Il processo è uno stralcio dell’operazione antimafia “Gotha 4”, che ha fatto luce sui nuovi assetti della mafia barcellonese e sui personaggi che avrebbero preso il posto dei vecchi boss finiti in carcere. Alla base dell’inchiesta le dichiarazioni di un altro “ragazzino di mafia” poi pentitosi, Salvatore Campisi, diventato quindi collaboratore di giustizia.

Campisi riferì ai magistrati Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo della Dda di Messina, di aver creato, all’epoca, un suo gruppo e di aspirare ad affermarsi nel territorio. Da qui la decisione di eliminare Ignazio Artino, vecchio esponente di primo piano del clan dei “mazzarroti”. L’omicidio doveva servire a rafforzare l’egemonia delle nuove leve della mafia a Terme Vigliatore e Mazzarà Sant’Andrea. Lo stesso Campisi sostenne di aver compiuto l’omicidio con la collaborazione proprio del giovane Carmelo Maio.

Eppure i due difensori di Maio, gli avvocati Nunzio Rosso e Tommaso Calderone, durante i loro lunghi interventi nell’aula dell’assise avevano provato in ogni modo a scalfire le certezze dell’accusa.

Per esempio puntando ancora una volta sull’incongruenza tra quanto ricorda Campisi (quattro i colpi sparati, il 1° e il 4° da lui con una doppietta, il 2° e il 3° da Maio con un fucile a pompa), e i cinque colpi complessivi repertati dai carabinieri del Ris. Oppure su quanto disse in quei giorni, durante una captazione ambientale, la figlia di Artino, che vide morire tragicamente il padre dal balcone del secondo piano: Campisi lo riconobbe, l’altro era un killer corpulento e “impostato”, mentre Maio è un tipo mingherlino. Ma tutto questo, anche in secondo grado, non è bastato per far assolvere il 24enne.(n.a.)

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