Venerdì, 21 Settembre 2018
MESSINA

“Gettonopoli” a Messina,
l’inchiesta si allarga

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Gettonopoli, la Digos ritorna al Comune

Praticamente tutti i consiglieri comunali messi sotto inchiesta in “Gettonopoli”, l’indagine sui compensi per le sedute dei lavori delle varie Commissioni a Palazzo Zanca. Tutti tranne uno, il presidente del civico consesso Emilia Barrile.

In questi mesi, il lavoro della magistratura è proseguito e sotto la lente sono finite le condotte di altri consiglieri comunali, oltre ai 17 già rinviati a giudizio. Adesso, destinatari di un supplemento d’indagine sono 21 colleghi in carica all’epoca dei fatti, per i quali non è stata accolta la richiesta di archiviazione sollecitata dal sostituto procuratore Francesco Massara e che invece è stata accolta per i consiglieri Carlo Cantali, Daniela Faranda e Maria Perrone. I soli, a questo punto, a rimanere fuori dall’inchiesta insieme ad Emilia Barrile che, in qualità di presidente del consiglio comunale, non percepisce gettoni di presenza ma un’indennità.

Il gip Maria Militello ha fissato il 25 gennaio l’udienza in camera di consiglio per Elvira Amata, Claudio Cardile, Simona Contestabile, Giuseppe De Leo, Lucy Fenech, Libero Gioveni, Pietro Iannello, Antonino Interdonato, Rita La Paglia, Nina Lo Presti, Francesco Mondello, Francesco Pagano, Pierluigi Parisi, Ivana Risitano, Mario Rizzo, Antonella Russo, Giuseppe Santalco, Nora Scuderi, Donatella Sindoni, Luigi Sturniolo e Giuseppe Trischitta. I reati contestati, a vario titolo, sono truffa, falsità ideologica del pubblico ufficiale per induzione in errore e abuso d’ufficio.

Quanto alle archiviazioni di Cantali, Faranda e Perrone, ravvisato un difetto dell’elemento oggettivo del reato di truffa e, segnatamente, dell’ingiusto profitto, «atteso che ciascuno dei predetti consiglieri – si legge nell’atto firmato dal giudice Militello – nei mesi esaminati, ha percepito lecitamente almeno trentanove gettoni, per cui le ulteriori presenze “illegittime” non hanno comportato la corresponsione di un indennizzo non dovuto». Cantali, ad esempio, nel mese di novembre 2014 ha percepito un’indennità di 2.184,82 euro per 43 presenze, a cui si sottraggono le tre presenze ritenute illegittime del 26 novembre 2014, del 21 novembre 2014 e del 25 novembre. Nella prima circostanza, ha fatto accesso alla VI Commissione ordinaria in prima convocazione alle 8.34 e, dopo avere firmato, alle 8.41, si è diretto verso gli uffici dei gruppi consiliari, senza attendere le 8.48, quando la seduta è stata dichiarata deserta. Nella seconda ipotesi, ha avuto accesso alla IX Commissione ordinaria in seconda convocazione alle 10.29 e 14 secondi, a seduta già iniziata, allontanandosi alle 10.30 e 29 secondi. In quei 46 secondi ha avuto giusto il tempo di firmare. Così come il 25 novembre (in IV Commissione, impiegando un minuto per prendere la presenza. Nel caso del consigliere Daniela Faranda, sempre a novembre 2014 ha percepito 2.184,82 euro per 46 presenze, a cui ne vanno sottratte due “illegittime”, giungendo così a 44 presenze “lecite”, superiori alle 39 indennizzabili. E poi, «non vi sono elementi per ritenere rilevante la condotta tenuta in occasione della seduta del 14 gennaio 2015 presso l’isola ecologica di Gravitelli in cui, in assenza di telecamere, non erano monitorabili le presenze».

Analogo importo ha ottenuto il consigliere Maria Perrone che nello stesso mese in questione, ma per 41 presenze, a cui vanno tolte quelle “illegittime” del 19 e 20 novembre 2014, in VI e I Commissione.

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