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Scalo declassato, ultima parola tocca a Crocetta

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autorità portuale messina, Messina, Archivio
Scalo declassato, ultima parola tocca a Crocetta

Fateceli rimpiangere quelli che c'erano prima, ma molto, molto prima. Quelli grazie ai quali Messina diventò Porto Franco tanto florido da provocare le reazioni di invidia degli spagnoli, oppure dei cinesi che reclamavano la primogenitura della via della seta. Quelli grazie ai quali Messina, sempre per l'importanza del suo porto, fu capitale del Regno di Sicilia insieme a Palermo e seconda, nel meridione, solo a Napoli. Il porto era quello che aveva incantato i greci, e che nei secoli era diventato centro di attività commerciali, trasportistiche e della cantieristica navale rendendo Messina una delle città più importanti d'Europa. Ma è stata proprio l'Europa, grazie a quelli che ci sono oggi, a cambiare idea, scegliendo Augusta (dove già dal 2002 sempre dalla città dello Stretto era stata trasferita la sede del Comando Militare Autonomo in Sicilia) eleggendola porto Core nell'ambito del Ten-t, Trans-European transport Network integrato. 94 scali marittimi (con relativi collegamenti ferroviari e stradali), 38 aeroporti, circa 15.000 km di ferrovia che dovranno essere implementati per ospitare linee ad alta velocità e 35 progetti transnazionali da completarsi entro il 2030. Quindi pare una conseguenza logica se, nel decreto Del Rio, Messina è stata declassata a semplice scalo marittimo, che insieme con Catania, dipenderà dalla nuova autorità portuale di una città in cui il porto in realtà deve essere ancora costruito. Ma, tant'è. L'Europa decide, l'Italia si adegua. Senza che alcuno batta i piedi, escluse inutili lacrime di coccodrillo. Tutto ciò per Messina significa che il futuro direttore di scalo (in carica per tre anni e non 4 come l'attuale presidente) non avrà più alcun potere decisionale su nulla, neanche sulla più banale manutenzione delle strade dell'area. Inoltre, non esistendo più il comitato portuale, anche il sindaco, che attualmente invece ne è componente, dovrà interloquire con Augusta su ogni scelta e per ogni richiesta. Tutto dipenderà da lì, attrazione e destinazione dei finanziamenti, scali commerciali e crocieristici. Addio, quindi, progetti di recupero del water-front, addio area metropolitana dello Stretto? Possibile. Come concreto è il rischio per molti dei 32 dipendenti di essere trasferiti in altre sedi. L'unico a poter cambiare le cose è il presidente della Regione Rosario Crocetta che, motivandola, potrebbe inoltrare formale richiesta al primo Ministro per restituire centralità a Messina, o, in attesa del potenziamento strutturale del Porto di Augusta, per far spostare qui, anche solo temporaneamente la cabina di regia. Ma sembra che il governatore non abbia questo progetto, anche perchè a Catania chiedono esattamente le stesse modifiche. Chissà se e chi lo convincerà a rivolgersi a Renzi. Lo sapremo presto.

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