Domenica, 23 Settembre 2018
RAIUNO

Accorinti ospite
dell'Arena di Giletti

Giletti ha sottolineato come, per portare all'attenzione dei media nazionali e del Governo la grave situazione, sia stato necessario un appello di Fiorello e di Rita Dalla Chiesa attraverso il web.

Il programma di Raiuno ha dato voce anche ad alcuni messinesi che hanno raccontato i disagi della settimana senz'acqua (oggi è l'ottavo giorno).
"Da almeno un giorno e mezzo l'acqua arriva in città - ha spiegato Accorinti - risolvendo l'emergenza al 90%. I serbatoi sono stati quasi tutti riempiti. Il problema idrico a Messina è di vecchia data, tant'e che gran parte delle famiglie negli anni sono state costrette a dotarsi di serbatoi spesso collocati sui tetti delle abitazioni". "Quando si è rotto il tubo che porta l'acqua del Fiumefreddo, collocato a 70 chilometri da Messina - ha precisato il sindaco - il primo cittadino di Calatabiano ha emanato un'ordinanza che ha impedito l'immediata riparazione. Nel terzo giorno, inoltre, un altro smottamento ha complicato ulteriormente le cose facendo protrarre l'emergenza". "Da tempo - ha aggiunto Accorinti - chiediamo che l'acqua, in alcuni casi gestita da privati anche nella provincia di Messina, sia finalmente considerata un bene pubblico che non gravi pesantemente sulle tasche dei cittadini". Giuseppe Intelisano, sindaco di Calatabiano (comune nel Catanese), temendo che la frana potesse coinvolgere le abitazioni del paese, aveva imposto di rinviare l'intervento sulla conduttura. Nei giorni successivi si è trovata un'intesa e i lavori sono ricominciati non senza difficoltà: «Quell’area interessata dalla rottura della condotta – ha dichiarato il primo cittadino di Calatabiano il 29 ottobre – rappresenta il massimo del rischio idrogeologico. Voglio sperare che in futuro, superata l’emergenza per la città di Messina, si possa trovare una soluzione che metta in sicurezza la comunità di Calatabiano, magari prevedendo un bypass della condotta in oggetto in un sito più sicuro".
"Anche l'acquedotto dell'Alcantara, gestito dalla multinazionale francese Veolia - ha concluso Accorinti - dovrà fornire il prezioso liquido alla città senza che qualcuno ci speculi sopra come impone il referendum del 2011 che ha decretato che l'acqua è un bene pubblico.  Non è più tollerabile che un 'bene sacro' sia in vendita a prezzi esorbitanti". 
 Appena due mesi dopo il referendum il d.l 138/2011, il cosiddetto decreto di Ferragosto, adeguava la normativa a quella europea, che in sostanza permette agli Stati di scegliere come gestire l’acqua. Lo stesso decreto che poi è stato dichiarato incostituzionale e annullato successivamente dalla Corte dei Conti.

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