Martedì, 25 Settembre 2018
MESSINA

Pestato a morte, arrestato membro del commando

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Erano almeno in quattro. Lo hanno seguito, fermato, buttato a terra e pestato a sangue. In branco, prendendolo a calci e pugni senza pietà. Poi sono scappati via, lasciandolo li. Mustapha Mandili, marocchino 35enne, è finito al Policlinico dove lo hanno operato d'urgenza. È stato trasferito al Piemonte, e ricoverato in terapia intensiva per poco più di dieci giorni. Il 9 agosto è morto, a seguito delle ferite riportate in quell'agguato.

Uno dei suoi aggressori, adesso, ha un nome e un volto. Si chiama Giovanni Raffone 28 anni, messinese, già noto alle forze dell'ordine. Senza fissa dimora, frequentava mense dei poveri e dormitori, proprio come Mustapha. I due si conoscevano anche se non erano amici.

La sera dell'aggressione, il 29 luglio, nei pressi della stazione marittima secondo la ricostruzione dei carabinieri, Mustapha che probabilmente aveva bevuto qualche bicchiere in più, avrebbe disturbato una donna, la compagna di uno dei componenti del gruppo.

Raffone e altre tre, forse quattro persone, lo avrebbero seguito e poi aggredito, facendolo cadere a terra e massacrandolo letteralmente di botte. Solo l'arrivo dei carabinieri avrebbe spinto il commando a fuggire.

Le telecamere del comune sistemata in quell'area per monitorare il traffico e quelle di videosorveglianza di alcuni locali della zona però hanno ripreso quasi tutto, permettendo ai carabinieri di identificare Raffone e anche un altro soggetto, un romeno, non ancora arrestato.

Nel video si vedono anche altre due persone che partecipano al pestaggio. E una quinta persona che invece interviene per fermare un altro marocchino, amico della vittima, che tenta di difendere Mustapha.

I video, dunque, sono stati preziosi, ma fondamentale è stata soprattutto l'attività investigativa portata avanti dai carabinieri che hanno frequentato gli ambienti in cui si muovevano i responsabili del pestaggio, avvicinato la compagna della vittima e ottenuto preziose informazioni.

Non è stato facile, perchè lo stesso Raffone aveva intimato alla donna di non parlare, minacciandola. Un altro reato di cui dovrà rispondere, insieme all'accusa più pesante. Omicidio preterintenzionale.

Lo stesso che verrà presto contestato, anche gli altri membri del commando.

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