Mercoledì, 19 Settembre 2018
MESSINA

L’informativa della Dia
sulla Vara 2015

di Nuccio Anselmo

Tra le corde dell’ultima edizione della Vara, quella del 2015 c’erano, per esempio, “mano nera”, “dentazzi”, “u sceccu”, oppure “puddicino”.

E in tutto, quelli “censiti” nero su bianco in un’informativa molto riservata di ben 62 pagine della sezione operativa della Dia di Messina, sono ben ventisei personaggi, con tanto di foto a corredo, sia durante la manifestazione sia segnaletica.

Tutti sono definiti soggetti di interesse investigativo, alcuni di loro hanno già subito condanne definitive per associazione mafiosa, altri sono titolari di un lungo casellario giudiziario tra estorsioni, traffico di droga, violenza privata, lesioni, oltraggio. Altri ancora sono “figli di”, ovvero parenti di personaggi di spicco della criminalità organizzata cittadina.

Ecco il rapporto riservato che la Dia ha consegnato nei giorni scorsi al prefetto Stefano Trotta sulla reale situazione mafia-Vara, e che ha scatenato l’ennesima forte contrapposizione tra Palazzo Zanca e Palazzo del Governo.

Un’informativa che la Gazzetta ha letto e che testimonia come il problema delle infiltrazioni mafiose di pura “ostentazione” da parte dei clan nella più importante processione cittadina, non è ancora risolto del tutto nonostante l’allarme lanciato all’inizio degli anni 2000 con l’operazione antimafia “Arcipelago” e le clamorose dichiarazioni tra i tanti verbali dell’inchiesta dell’ex pentito Antonino Stracuzzi, cognato del boss Giuseppe “Puccio” Gatto.

Nella missiva riservata c’è la sintesi di tutto il lavoro di accertamento che è stato svolto dalla Dia all’indomani del 15 agosto, dopo l’aggressione a colpi... d’acqua che è stata subita dal comandate della Polizia municipale Calogero Ferlisi. Chi ha lanciato quelle bottigliette voleva dare un messaggio preciso, dopo l’impegno dei vigili urbani per la repressione dell’ambulantato selvaggio.

Ecco alcuni passaggi-chiave della nota di accompagnamento. In un passo del documento si afferma per esempio che «... dall’esame delle suddette foto e dagli accertamenti effettuati è emerso che alcune delle persone coinvolte, a vario titolo, nelle operazioni di traino del “carro votivo” sono esponenti della criminalità organizzata e non, con precedenti, pendenze e segnalazioni SDI per reati di mafia e ordinari, nonché destinatarie di misure di prevenzione perché ritenute socialmente pericolose o comunque legate da rapporti di parentela con esponenti di spicco delle consorterie mafiose operanti nel capoluogo».

Poi, tra tutti i nomi dei personaggi identificati, se ne fanno alcuni ritenuti di primo piano. Eccoli: «Tra questi, in particolare: i “Timonieri” e, più precisamente: Mario Galli, Luigi Tibia, Natale Ragusa e Paolo Gatto; i “Capicorda” e, più precisamente: Gaetano Nostro, Giovanni Celona e Domenico Allia».

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Il caso

L’ultimo richiamo del prefetto
Nel mirino i nomi nei Comitati

La lettera di fuoco

La processione della Vara è stato oggetto dell’ennesima dura nota inviata dal prefetto Trotta al sindaco Accorinti. In quest’ultima occasione, il rappresentante del Governo ha ricordato l’episodio delle minacce ai ragazzi di Addiopizzo (estate 2012, Accorinti non era ancora sindaco) e quello più recente, dell’ultima edizione, in cui il comandante dei vigili urbani Ferlisi è stato oggetto di “gavettoni” ma anche minacce. Trotta ha definito «inopportuna» la presenza ai piedi della Vara, in ruoli chiave dell’organizzazione della processione (tra i timonieri e i capicorda in particolare) di personaggi legati indirettamente e direttamente alla criminalità organizzata, come emerso dall’informativa della Dia. Ha chiesto quindi più «attenzione e verifiche» al sindaco, anche in riferimento alle nomine effettuate nei nuovi Comitati organizzativi che hanno sostituito il Comitato Vara, in particolare quelle dei figli di Franco Molonia e Franco Celona, questi ultimi condannati in primo grado per il caso Addiopizzo.

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