Sabato, 22 Gennaio 2022
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MESSINA

Grave atto intimidatorio al commissario Santagati

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commissario santagati, Messina, Archivio

 Il commissario della polizia municipale Biagio Santagati torna nuovamente protagonista di un vile atto intimidatorio, segno inequivocabile che la sua attività lavorativa e il suo “non concedere sconti a nessuno” danno fastidio a quella illegalità da troppo tempo presente nella nostra città. L’ufficiale, che vanta una carriera di tutto rispetto ma anche - rispetto ad altri colleghi - un numero incredibili di trasferimenti da un reparto all’altro del Corpo, oggi è alla guida del Nucleo Decoro e benessere degli animali e non tralascia, quando se ne presenta l’occasione, di intervenire per riportare il rispetto delle regole in ogni settore. Nei giorni scorsi, proprio mentre il commissario Biagio Santagati era impegnato in una delle tante operazioni di servizio che lo vedono protagonista, ignoti hanno rubato la sua Fiat “Seicento” rossa parcheggiata davanti la caserma “Di Maio”, nella Zona industriale regionale, e l’hanno danneggiata causando danni per migliaia di euro. L’utilitaria è stata infatti ritrovata dai carabinieri del Radiomobile a Minissale alto con tutti i cristalli frantumati e con numerosi danni alla carrozzeria. Danni causati, e questo è evidente, non da un incidente stradale ma da violenti colpi sferrati con oggetti pesanti. Il commissario Santagati sulla vicenda non ha assolutamente voluto rilasciare dichiarazioni limitandosi a confermare l’accaduto. Purtroppo non è la prima volta che il commissario Santagati è destinatario di atti intimidatori e danneggiamenti. Tra i casi eclatanti anche quello avvenuto vari anni addietro quando ignoti presero di mira la sua Fiat “Punto” - anche in quel caso parcheggiata davanti la caserma “Di Maio” - facendo esplodere una bomba carta. Allora, come in quest’ultima occasione, il commissario Santagati ha dovuto dare fondo alle proprie finanze per riparare gli ingenti danni subìti. In più, questa volta, essendo rimasto senza macchina ed essendo impossibilitato a recarsi sul posto di lavoro, ha preferito mettersi “in ferie”, “bruciando” così 10 giorni di quello che doveva essere invece riposo per l’enorme mole di lavoro che - da solo o con pochi uomini assegnati - porta avanti.

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