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MESSINA

Piemonte e non solo: che scontro D’Alia-Accorinti

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Un sindaco «poco attento», autore di provvedimenti «folkloristici», colpevole di un «silenzio assordante». Il D’Alia pensiero, che va evidentemente al di là della specifica questione Piemonte, ha il sapore della dichiarazione di guerra, squisitamente politica, ci mancherebbe. E non lascia indifferente Accorinti, secondo cui «D’Alia non sa di cosa parla». Chi intravede sussulti da campagna elettorale –che ha già un potenziale candidato, proprio il fedelissimo di D’Alia Giovanni Ardizzone – forse anticipa i tempi, ma probabilmente non va così distante dalla realtà.

La “via delle cittadelle” Gianpiero D’Alia si presenta a Palazzo Zanca circondato dal gruppo consiliare dell’Udc per plaudire alla legge approvata all’Ars («il tema non era e non è come accorpare due strutture sanitarie, ma come restituire alla città due ospedali storici») e indicare la “via delle cittadelle”, quella della cultura, all’ex Margherita, e quella della salute, al Piemonte, appunto. «Il Margherita è stato ostaggio delle precedenti amministrazioni sanitarie per non meglio precisati scopi. La cittadella della cultura risponde ad una strategia di sviluppo e crescita, attorno al museo regionale ed alla riqualificazione dei padiglioni storici dell’ex ospedale, per farne il polo attrattivo dei fatti culturali della città». Poi il primo attacco: «Questo è il primo passo, ma è necessario capire cosa vorrà fare l’amministrazione comunale e ad oggi non c’è stata alcuna iniziativa, nessuna dichiarazione, nessun sostegno, nessun fatto minimamente concludente. Ci saremmo aspettati più solerzia, ci auguriamo che il sindaco si svegli e ci dica come vuole contribuire, ad esempio con un museo civico cittadino. Se si vuole lavorare gli strumenti ci sono, penso tra l’altro ai 30 milioni che giacciono alla Regione come quota parte dei fondi della Tognoli, poi revocati, per i parcheggi. Speriamo che non continui il silenzio assordante del sindaco». E sul Piemonte: «Le sue disgrazie nascono dalla riforma che lo ha accorpato Papardo. Si è cercato di mettere una pezza, non di risolvere il problema. Questa legge ha risposto ad una necessità della città, non dell’Irccs. Ma tutti sappiamo, per primo il ministro, che comunque non potrà essere snaturata la mission del Neurolesi. La legge offre però ampie possibilità. Si può dunque scegliere: o ci si accontenta della soluzione tampone o si lavora in modo sinergico in direzione della soluzione migliore, creare una cittadella della salute. Un ruolo importante lo gioca l’Università, interessata ad una integrazione col Policlinico. E poi c’è l’Asp, che potrebbe concentrare nella Cittadella tutti quei servizi territoriali oggi sparpagliati in città». Ed ecco il secondo attacco: «Auspicavamo che a queste soluzioni si arrivasse qui in città, per questo ci eravamo mossi in consiglio comunale, e non in altri tavoli fuori da Messina. Se il sindaco fosse stato più attento avremmo avuto più margine di tempo risparmiando inutili polemiche. L’Amministrazione ha avuto opinioni diverse, nell’arco di pochi giorni. Siamo contenti che si continui a fare ordinanze che sono anche carine e folkloristiche, ma la sostanza è altra cosa. L’ordinanza sul Piemonte, in particolare, diciamolo, non se l’è filata nessuno e non è stata certo risolutiva». Un attacco frontale: «Accorinti lo ha scelto la città, non l’Udc, noi ne abbiamo preso atto e distinguendo il piano istituzionale da quello politico abbiamo dato una mano laddove potevamo, vedi la legge sui precari. Per il resto, da opposizione, abbiamo sempre detto le cose che non vanno, cioè il 95% dell’azione amministrativa».

La risposta di Accorinti La replica dell’Amministrazione non s’è fatta attendere ed è altrettanto diretta: «L’on. D’Alia dimostra di non sapere di cosa parla quando agita presunti “ritardi di Accorinti” sul Piemonte. Basta leggere il primo documento predisposto all’inizio della vertenza, nel quale viene proposta la soluzione che adesso tutti si affannano a dichiarare propria. L’unica proposta realmente valida. Fa piacere che su questa via si sia costruita un’unità politica in Regione tra le forze rappresentative della città. Proposte solide, a differenza delle evanescenti fantasie di chi, uomo vertice Udc con responsabilità sul calendario legislativo della Regione (lapalissiano il riferimento ad Ardizzone, ndr), vagheggiava impossibili cessioni del Piemonte all’Asp». L’ordinanza? «Nulla di tardivo, giungendo a preservare il cammino politico di mantenimento del Piemonte, nell’attesa che la traduzione in legge del disegno presentato in Regione diventi vincolante. Come sa bene D’Alia, politico di lungo corso, la Regione fa le leggi in materia sanitaria, il sindaco deve applicarle e può intervenire con gli strumenti che la stessa legge gli mette a disposizione. E mentre D’Alia formulava contraddittori appelli all’unità e scambiava per ospedale la sovrintendenza (sic!), il sindaco convocava nel salone delle bandiere la deputazione regionale e i sindaci della provincia per cercare di recuperare lo scippo di 12 milioni. Qualcosa che i partiti in Regione non hanno saputo prevenire e che devono adesso impegnarsi a recuperare. Allo stesso modo, l’amministrazione ha in questi anni più volte sollecitato la Regione per completare procedure, sbloccare fondi, consentire interventi di messa in sicurezza. È questo il banco di prova dell’unità e della sensibilità politica dei nostri rappresentanti. Se ci siete, battete un colpo. Il sindaco Accorinti – conclude la nota – si assume le sue responsabilità e chiede a tutti risposte coi fatti. Evidentemente D’Alia non lo ha capito, ma lo hanno capito i cittadini che lo hanno applaudito e ringraziato in piazza a conclusione della vertenza Piemonte».

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