Mercoledì, 19 Settembre 2018
MESSINA

«Uccisa perché non voleva tornare in Tunisia»

omayma, uxoricidio, Messina, Archivio

 Voleva tornare in Tunisia, anche senza la moglie, ma portando con sé quelle quattro figlie, strette in un tenue fazzoletto di anni tra gli undici della maggiore e i due della piccolina. Era questo, a quanto pare, il punto centrale dei litigi tra Dridi Faouzi e sua moglie Omayma Benghaloum, lo specchio di un uomo che probabilmente covava rabbia e rancore, per il fatto che la giovane consorte non si assoggettasse alla sua inesorabile volontà, ed anzi si fosse ormai così integrata da lavorare duramente, fino a tarda sera, per l’Ufficio Immigrazione della Questura. E così non potendo disporre come voleva di lei e delle quattro figlie, l’avrebbe uccisa al culmine di quell’ennesima lite, con un violento colpo di bastone alla testa. Inferto, pare, con il piede di legno di un tavolino. Vengono fuori nuovi particolari nella ricostruzione dell’uxoricidio di Sperone, e anche alcuni aspetti sconcertanti come quelli relativi alla condotta di Faouzi dopo il delitto consumato nella notte. Il cinquantaduenne tunisino si sarebbe quasi disinteressato della moglie appena uccisa, come rimuovendo il terribile omicidio, e concentrando la sua attenzione sulle quattro figlie che dormivano nella stanza accanto, preoccupandosi delle condizioni di una che aveva un po’ di febbre e preparando le loro valigie visto che l’indomani si sarebbe consegnato alla giustizia. Dridi Faouzi – ricostruisce la Polizia – presentatosi al Commissariato Messina Nord, con le quattro figlie, ha chiesto di parlare con i poliziotti dell’Ufficio Immigrazione e proprio a loro, che fino alla sera prima avevano lavorato fianco a fianco con la moglie Omayma Benghaloum, ha confessato il delitto. Ha dichiarato di averla presa a bastonate lasciandola esanime in casa, ed ha consegnato ai poliziotti le chiavi dell’abitazione. E gli agenti, poco dopo, hanno trovato la trentaquattrenne distesa, senza vita, sul letto coniugale, coperta con un lenzuolo e con la testa fracassata. La giovane donna col velo – ricorda la Questura – tanto riservata quanto solare e sempre ben disposta nell’aiutare quanti ogni giorno fuggono da guerre e fame, andando spesso oltre le mansioni affidatele era stata vittima di un’assurda brutalità. Faouzi, accompagnato negli uffici della Mobile, è stato interrogato. A suo dire, la sera prima la moglie, che da circa un mese lavorava come mediatrice culturale ed interprete di lingua araba e francese per l’Ufficio Immigrazione, era rientrata tardi dopo aver partecipato alle procedure di identificazione dei migranti. Al suo ritorno aveva così avuto con il marito l’ennesima lite, concentratasi su quella sua volontà di far ritorno in Tunisia che Omayma aveva rifiutato più volte. Al culmine, senza pensare alle povere bambine che dormivano nella stanza accanto, l’uo - mo ha afferrato il bastone ed ucciso la loro mamma. Faouzi sarà interrogato domattina dal sostituto procuratore Pietro Vinci.

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