Martedì, 18 Settembre 2018
MESSINA

Cinghiali è corsa ai rimedi

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Il problema che forse mai si sarebbe ipotizzato di dover affrontare e risolvere. Ma che invece nella nostra città si presenta da giorni in tutta la sua pericolosità, ma forse da mesi e perché no, da anni. Probabilmente  sottovalutato quando alle prime avvisaglie non si è intervenuti con le adeguate contromisure. Ora è diventato di larga portata e per evitare l’irreparabile si sta cercando di porre rimedio. E così dopo che un cucciolo di cinghiale, una famiglia se lo è ritrovato in una stanza dell’appartamento, dopo che altri esemplari sono stati visti accanto ai cassonetti dei rifiuti e, in numero anche consistente, aggirarsi tra le colline dove insistono numerosi complessi abitativi, ecco scattare lo stato di emergenza. E fissare una data per sedersi attorno ad un tavolo per  stabilire il da farsi. Mercoledì due settembre, cioè tra due giorni. Meglio tardi che mai. Comune, forza pubblica, forestale, esperti, tutti  riuniti nella sede dell’assessorato all’ambiente per decidere come fronteggiare queste ripetute invasioni di porzioni di territorio che non lasciano più dormire sonni tranquilli. E con un’aggravante in più: il rischio che questi cinghiali possano essere affetti da tubercolosi.  Tra le contromisure da adottare, in una nota le proposte di Paolo Barbera, consigliere della quinta circoscrizione, quella in cui ricadono gran parte dei villaggi dove sono stati avvistati questi animali. Il riconoscimento di condizioni più flessibili nella disciplina dell'attività venatoria che attualmente limitano la caccia al cinghiale  nei territori del comune di Messina coinvolti da questa emergenza tra il 1° novembre e il 31 gennaio.  Ed inoltre, qualora una eventuale deroga alla caccia non fosse sufficiente, l'adozione di piani di cattura o abbattimento, anche selettivi. Soluzioni, scrive il consigliere circoscrizionale Barbera, ammesse dalla legge  «nel caso di abnorme  sviluppo di singole specie tale da compromettere gli equilibri  ecologici o tale da costituire un pericolo per l'uomo o un danno  rilevante per le attività agrosilvopastorali»

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