Sabato, 22 Settembre 2018
MESSINA

"La discarica di Pace non si può fare, nonostante Crocetta"

di
discarica pace, Messina, Archivio

Ce n’è per tutti. Se così fosse, vengono rinnovati gli inviti del 17 giugno scorso. Al Comune di Messina e al RUP, WWF, MAN e Italia Nostra intimano di bloccare l’attuazione del progetto di realizzazione della discarica di Pace, riesumato, attraverso l’ordinanza del 14 luglio scorso, dal presidente della Regione; al vincitore della gara d’appalto di non dare inizio ai lavori;  alla soprintendenza ai BB.CC.AA di Messina e all’assessorato regionale di vigilare;  al Dipartimento Acqua e Rifiuti di prendere atto della irrealizzabilità del progetto e  ai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali di essere supervisori, anche perché proprio quest’ultimo ha già dato parere negativo in fase di Valutazione di Incidenza.  “Ogni ulteriore discussione o ordinanza sull’argomento, almeno in termini di diritto, è perfettamente inutile- scrivono i vertici delle tre associazioni ambientaliste- e può soltanto essere un tentativo di attenuare l’insonnia di quanti hanno consentito – aggiungono- che si procedesse nella gara di appalto per l’impianto di Pace, avviata contestualmente alla procedura VAS e aggiudicata pur non essendosi ancora concluso l’importante e obbligatorio iter autorizzativo. Inoltre rammentano che il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 è stato adottato con decreto del 4 dicembre 2009 e da quella data operano le misure di salvaguardia  che fanno perdere efficacia alle autorizzazioni paesaggistiche già rilasciate per interventi in contrasto con il Piano, a meno che i lavori non siano già stati avviati a quella data, cosa che non è successa a Pace. Infine l’ordinanza di Crocetta non prevede, né potrebbe prevedere, la deroga al Codice dei Beni Culturali, necessaria per la  riesumazione del progetto. Quindi ogni tentativo è vano. Piuttosto, per WWF, Man e Italia Nostra il reale problema alla base dell’ennesimo tentativo di salvare l’impianto è rappresentato dai numerosi milioni di euro dovuti alla ditta che si è aggiudicata l’appalto. Oggi più che mai il rischio del danno erariale, che le associazioni ambientaliste avevano già segnalato alle Procure della Repubblica di Messina e Palermo e della Corte dei Conti, è reale.  Nessuna denuncia, nessun appello però sono serviti per fermare la gara. 

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