Sabato, 22 Settembre 2018
MESSINA

In trentamila a...
pensare positivo

di

Stadio, palco, caldo, gente. Corto, luci, band, presenze. Un fumetto futurista di fulmini che si scagliano sul prato. E lo stadio Sanfilippo di Messina diventa subito un’automobile da trentamila posti al drive-in. Amarcord. Ma dal futuro. Dal 2184. Per sette minuti comanda il megaschermo dietro i musicisti. La voce di Cecchetto (che probabilmente è più famosa della sua faccia), Ornella Muti dimensione “statuetta” e Fiorello presentatore mascherato. Una visione sospesa tra profezia e fantasia. Allora fuori i supereroi. Che sono i musicisti: Saturnino, Riccardo Onori, Denny Bronzini, Franco Santarnecchi, Christian Rigano, Gareth Brown e Leonardo Di Angilla. Fuori basso, chitarre, ancora chitarre, piano, tastiere, batterie e percussioni. Fuori, infine, Jovanotti... e «Go!». Partorito dal ventre del palco, tarantolato. «Un’onda che viene e che va», energetica e pura. Avanti e indietro dentro la gente del Sanfilippo. Digitale alle spalle e vitale tutto intorno. Con i bassi che ti sbattono contro le tempie, tra un po’ di ultimo album e tanto dei successi del decennio passato, cantati a squarciagola dai trentamila di questo drive-in estivo e bollente. “Penso positivo”, “Sabato”, “Il più grande spettacolo dopo il Big bang”, fino a quella meravigliosa ri-versione di “Bella” improvvisamente dedicata a «Messina, come sei bella stasera, e la Sicilia tutta intera». Quella Sicilia di cui venerdì, all’incontro con i nostri lettori vincitori di un biglietto per il concerto, Lorenzo aveva decantato le bellezze irrinunciabili. Una dedica accolta con un ruggito e un urlo dai trentamila. Perché la chiave di Lorenzo 2015 vuole aprire le porte di tutti, vuole fare entrare ciascuno in una vita più leggera, con qualche errore ancora da correggere, meno salubre e più salutare. Con più spazio. E tutto questo Jovanotti lo dice, lo canta, lo balla, lo recita, lo vive. E poi c’è il fulmine, dritto al cuore di tutti, quel fulmine che Lorenzo ha scelto come coreografia del suo palco: «Ho scelto il fulmine perché è contemporaneamente il passaggio tra il cielo e la terra: energia, elettricità, rapidità, meraviglia, luce nella notte ma anche una crepa che dichiara e manifesta la nostra fragilità. Ma è anche uno spazio intimo in cui trovare il contatto». Un fulmine che genera rock’n’roll, due ore di musica, piena di... «Baci veri».

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