Giovedì, 20 Settembre 2018
MESSINA

C’è un’inchiesta sui lavori alle banchine del porto

di
inchiesta porto messina, Messina, Archivio

 I carotaggi sono stati effettuati nei giorni scorsi. E in pochi lo hanno notato. Sono le “prove tecniche” di una clamorosa inchiesta aperta dal procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro sull’appalto da oltre 15 milioni di euro che è servito a realizzare l’allineamento dei moli Vespri e Colapesce del nostro porto, per creare la maxi banchina per navi da crociera, aggiudicato e realizzato dall’Ati d’impresa capeggiata dalla Tecnis di Catania. Lavori tutti già eseguiti, l’inaugurazione è avvenuta in pompa magna nel 2010. Perché l’inchiesta “top secret”? La risposta è altrettanto clamorosa. Secondo un esposto molto dettagliato che è arrivato in Procura tempo addietro, nel corso degli imponenti lavori di realizzazione, durati anni, sarebbe stato adoperato in alcuni casi cemento “impoverito”. È vero tutto questo? Chi ha mandato quell’esposto ha ragione? La stabilità di una struttura fondamentale per la nostra città è a rischio? Ovviamente è ancora presto per dirlo, si deve attendere il responso dei carotaggi. Per adesso il dato certo è rappresentato dai primi passi dell’inchiesta, che vede l’iscrizione nel registro degli indagati – anche a loro garanzia –di sei persone tra professionisti e tecnici (le qualifiche si riferiscono ovviamente all’epoca dei fatti, siamo in un periodo anteriore al 2010), che avevano tecnicamente la responsabilità realizzativa della maxi opera pubblica, su tre fronti: il controllo statale da parte del Genio Civile Opere Marittime, i lavori realizzativi, la fornitura del materiale, e in particolare del calcestruzzo. Si tratta di Danilo La Piana, direttore tecnico della Tecnis Spa di Catania; Daniele Naty, responsabile dell’impresa subappaltante “Naty”; Antonio Giannetto e Vincenzo Silvestro che si sono succeduti come titolari di ditte fornitrici di calcestruzzo; l’arch. Francesco Bosurgi e l’ing. Fabio Arena, come funzionari del Genio Civile Opere Marittime e supervisori dei lavori. Le ipotesi di reato formulate dall’aggiunto Vincenzo Barbaro a loro carico, in questa fase sono legate a tre tipologie specifiche: truffa, frode in pubbliche forniture e falso.

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