Domenica, 23 Settembre 2018
MESSINA

Il Ministero: no alla discarica a Pace

discarica pace, Messina, Archivio

 «Adesso, dunque, #LasciatelainPace». L’affondo, sotto forma di hashtag che fa molto social, è del Movimento 5 Stelle. Che rilancia proprio sui social il parere rilasciato il 28 maggio scorso dal ministero dell’Ambiente sul piano della gestione dei rifiuti della Regione Siciliana. Il parere è positivo, ma con alcune osservazioni e prescrizioni. Tra queste, una targata ministero per i Beni e le Attività culturali e del Turismo (di fatto la Soprintendenza) che riguarda proprio la discarica di Pace. «Il sito di contrada Pace – si legge – rientra nel paesaggio locale 1 - Stretto di Messina», zona vincolata da una norma «chiaramente rivolta sia al recupero delle aree compromesse da interventi impropri nel contesto territoriale, sia ad evitare ulteriori inserimenti di nuove opere che arrechino non solo distorsioni nella percezione visiva del paesaggio, ma che possano comportare interferenze anche per tutte quelle componenti naturali che fanno parte del paesaggio stesso e che il Ptp (Piano territoriale paesistico) ha inteso recepire in quanto costituiscono sia un valore ambientale sia un bene culturale da salvaguardare. Quindi nulla eccepisce la circostanza che nelle aree esistano gà impianti destinati al trattamento dei rifiuti, e che il piano di gestione ha prescelto per un loro potenziamento. In conclusione, le considerazioni sopra effettuate non lasciano alcuno spazio per eventuali aggiustamenti, da effettuare in sede progettuale, per tutti gli interventi similari a quello in esame, pertanto si ritiene necessaria una rivisitazione della localizzazione delle opere». Una bella batosta per l’Amministrazione. «La Soprintendenza aveva dato parere favorevole – osserva Ialacqua – ora cambia. Noi non siamo innamorati di Pace, ma si tratta di un iter iniziato 10 anni fa. Intanto ho dato mandato all’Urbanistica di individuare un altro sito, perché Messina ha comunque bisogno di essere autonoma. La palla in ogni caso passa alla Regione, devono essere loro a rispondere e a dirci cosa fare».

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