Martedì, 22 Gennaio 2019
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SALA LAUDAMO

“Adolphe", il ritratto
dell'ipocrisia

Dopo il successo registrato in chiusura della seconda stagione di “Atto Unico. Vite di Scena, Scene di Vita” (QAProduzioni), e dopo la replica del 22 Maggio a Pace del Mela, calorosamente accolta dal pubblico in sala, “Adolphe. The importance of being…” approda al Vittorio Emanuele, nella tranche finale di spettacoli in scena alla Sala Laudamo (sabato 13 e domenica 14 giugno alle 21).

Lo spettacolo, liberamente tratto da “Le prénom” di Delaporte e De La Patellière, propone, come racconta Auretta Sterrantino che firma regia e adattamento drammaturgico “un ritratto efferato che mette a nudo convenzioni e falsità del ‘fare quotidiano'. La fotografia di una situazione comune, come una cena tra amici, che svela i difetti del nostro modo di intendere i rapporti, anche – o forse soprattutto – quelli con le persone più vicine come amici e parenti. La regia è tutta giocata sulla contrapposizione tra equivoco e serietà, tra gioco e beffa, tra sincerità e parvenza. L'equilibrio delle parti, nello spettacolo come nella vita reale, è totalmente precario. In realtà la cena diventa un gioco al massacro sottolinea la regista un gioco in cui noi tutti, attori e staff regia, dobbiamo essere in grado di oscillare tra la compostezza del perbenismo e la spietatezza tipica di chi si sente toccato nel profondo e scatta per difendersi. E così che, improvvisamente, il salotto de ‘l'allegra famiglia’ diventa il ring di un incontro di wrestling. E non si salva nessuno”.

Liberamente tratto dalla pièce conosciuta nella versione cinematografica distribuita in Italia con il titolo “Cena tra amici”, “Adolphe” si distacca dall'originale per significative differenze nella linea drammaturgica. In scena quattro personaggi legati da rapporti di parentela, amicizia, affinità che si incontrano per cena. I sorrisi e le iniziali affettuosità sono messi a dura prova dall'episodio centrale, motore degli eventi: la scelta del nome del figlio nascituro di Vincent e Anna che, proprio durante la cena, dichiara di essere in dolce attesa. Un nome, Adolphe, non gradito e che scatena una serie di frizioni e fraintendimenti che finiranno con il tirar fuori il peggio da ciascuno dei commensali, mettendo a nudo, attraverso uno sviluppo dinamico, la cruda natura del loro rapporto, fatto di gelosie, invidie e rancori.

Un affresco che dipinge le dinamiche dei rapporti familiari, svelando falsità e compromessi e, al contempo, mostra la categoria degli intellettuali intrappolata in schemi e pregiudizi che non lasciano spazio ad alcuna elasticità di pensiero né permettono di essere veramente liberi all'interno di un meccanismo che impone di indossare sempre una maschera.

Le musiche originali sono di Filippo La Marca, scene e costumi di Valeria Mendolia, assistente alla Regia Marina Morabito, aiuto scenografo Felice De Pasquale, foto per la scena Eleonora Currò. In scena Livio Bisignano, Loredana Bruno, Oreste De Pasquale, Giada Vadalà.

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