Martedì, 18 Settembre 2018
MESSINA

Case basse Paradiso, 19 occupazioni abusive

di
case basse paradiso, Messina, Archivio

È una delle situazioni più sconcertanti, e delicate, nello sconfinato pianeta dell’abusivismo messinese. Ma è solo la punta dell’iceberg in quel pezzo di demanio, dove l’abusivismo impazza da decenni, chiamato Case basse Paradiso. Subito i fatti, poi lo squallido quadro generale. La storia è quella di una signora di 61 anni, residente al rione Case basse anche se di fatto domiciliata a Giostra presso i figli, che ha presentato una doppia denuncia alle Forze dell’ordine per occupazione abusiva. Ha raccontato prima alla Polizia poi ai Carabinieri che il suo appartamento “in concessione” al rione Case basse, definito anche la sua “saltuaria abitazione”, è stato abusivamente occupato, notte tempo, da una famiglia. Da persone che, per insediarsi, denuncia, avrebbero forzato il cancelletto del giardino, la porta d’ingresso, la finestra di una delle due stanze (e cucina) di cui si compone l’abitazione. Chiede che l’immobile venga rilasciato subito perché, vivendo ormai da sola, non sa, dichiara, dove andare a vivere. Ma chi ha occupato la casetta? Una coppia, entrambi invalidi civili, lui messinese, lei sarda, con due bimbi di 3 anni e 16 mesi. Questi casi non sono certo una novità a Messina, tanto meno nel rione di Paradiso, ricco di casette d’ogni tipologia: occupate, vuote, semidemolite, con i tetti sfondati. Alcune colpevolmente lasciate in piedi dal Comune quando, nel 2007, assegnò una serie di alloggi popolari a Matteotti. L’associazione Antico borgo”, il 16 aprile, aveva denunciato in un esposto alla Regione, alla Capitaneria, ai Vigili urbani, ai Carabinieri e alla GdF, sia il degrado di vari edifici abbandonati sia le continue occupazioni: tre di recente, due sventate dalle Forze dell’ordine. Sembra dunque, un caso uguale a tanti altri. Ma non lo è. La denuncia fa scattare l’approfondimento: insieme il nucleo di polizia giudiziaria della Capitaneria, guidato da Tommaso Baluci, e la sezione Alloggi della Polizia municipale, coordinata da Biagio Santagati. La scoperta è sorprendente: la signora che denuncia l’invasione della sua abitazione risulta anche lei un’occupante abusiva. Se è vero che, nel 1980, «previa fruizione di concessione demaniale, il suo ex coniuge «ha reso vivibile un rudere che ricadeva nella via Case basse», lo è anche, spiega la Capitaneria, che dal 1984, da vent’anni, nessun canone è stato pagato (E le autorità che hanno fatto?) Dunque, oggi, è scontro tra abusivi. Da un lato una signora che «vive sola da dieci anni» e non vuole pesare sui figli dall’altro una coppia con due bimbi che campa con due pensioni d’invalidità da 290 euro. Ma, visto che le notizie di reato inviate dalla Capitaneria in Procura, per occupazione abusiva al rione Case basse, sono addirittura 19, a fronte di 5 richieste di concessione, c’è da chiedere se questo pezzo di Paradiso non sia un feudo dell’anarchia. Ma questo è il litorale dello Stretto, dove l’interesse generale, fatte salve le poche casette vincolate, richiede demolizioni di edifici e ruderi deturpanti e pericolosi, di tetti d’eternit, la riqualificazione dell’ambiente e la pubblica fruizione. Sono traguardi possibili. Appena un anno fa a Gazzi, Comune e Capitaneria hanno ripulito la spiaggia da gran parte dei suoi obbrobri abusivi. Le Istituzioni facciano dovunque il loro dovere, o non hanno più senso.

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