Sabato, 20 Ottobre 2018
MESSINA

Con Lupi salta la riforma delle Autorità portuali?

di
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porto messina

Le dimissioni del ministro dei Trasporti aprono inediti scenari che coinvolgono direttamente anche la nostra città e l’area dello Stretto. Maurizio Lupi è stato, in questi mesi, uno degli esponenti del governo Renzi su cui maggiormente si sono accesi i riflettori, per le conseguenze dei provvedimenti e dei progetti portati avanti. Lupi ha avviato la riforma della portualità e della logistica italiana, immaginando in un primo tempo la soppressione di gran parte delle attualità Autorità portuali (sono 24), destinate ad essere accorpate tra loro per rispondere alle sfide della concorrenza dei porti europei. Messina, considerata come al solito “vaso di coccio” (e non crocevia strategico nel cuore del Mediterraneo) tra Palermo e Catania, secondo i piani originari, avrebbe perso la propria sede di Autorità portuale, inglobata nel Distretto della Sicilia orientale, di cui farebbero parte Catania e Augusta. Poi, si è fatta largo una seconda ipotesi: l’accorpamento di Messina con Gioia Tauro. In realtà, la riforma della portualità e della logistica concepita da Lupi e dai dirigenti del ministero delle Infrastrutture ha più volte cambiato pelle, soprattutto dopo le proteste che hanno interessato vari territori. L’ormai ex ministro, nei mesi scorsi, ha insediato un Comitato ristretto di tecnici (del quale fa parte anche la professoressa Francesca Moraci, docente di Architettura dell’Università di Reggio Calabria), che hanno valutato tutti gli scenari possibili. La soluzione individuata sembra essere quella del mantenimento delle Autorità portuali, con una parziale modifica dei ruoli e delle funzioni, ma soprattutto con la nascita di una “cabina di regia” a livello nazionale, costituita da un’Authority centrale chiamata a raccordare le singole realtà portuali. Adesso, con l’uscita di scena del ministro del Nuovo Centrodestra, cosa succederà? La riforma andrà avanti? Quale piega prenderanno gli eventi? Difficile prevederlo. La classe politica messinese, e i rappresentanti degli enti e delle istituzioni locali, dovranno vigilare con attenzione sulle future scelte del governo Renzi, perché le ricadute sul nostro territorio rischiano di essere pesanti, come dimostrano le vicende che hanno provocato l’insorgere della “vertenza Stretto”. Una vertenza che racchiude tutte le questioni legate alla mobilità, ai sistemi di trasporto, alle infrastrutture e alla logistica, che coinvolge in primo luogo il Governo nazionale e le Ferrovie dello Stato, ma che diventa terreno di battaglia per l’intera classe dirigente dell’Area dello Stretto. Il 25 marzo a Messina si terrà una grande manifestazione indetta dai sindacati regionali dei ferrovieri: un segnale lanciato ai vertici del Gruppo Fs ma anche a Lupi. Le dimissioni del ministro (che comportano anche la cessazione dell’incarico di consulente del parlamentare messinese Enzo Garofalo, a cui Lupi aveva affidato il compito di coordinare i piani per il Meridione e la Siocilia), ovviamente non sviliscono le ragioni della mobilitazione, anzi le rafforzano, perché in questo momento non ci si può più accontentare di impegni generici e di promesse per interventi di là da venire. Messina e lo Stretto chiedono atti concreti, risorse, investimenti. E la presenza di Renzi qui, al più presto, per un confronto serrato sui temi decisivi per il nostro futuro.

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