Mercoledì, 26 Settembre 2018
MESSINA

Bambino rapito
Gip dice no
ad archiviazione

di
bambino rapito, Messina, Archivio
tribunale messina

Potrebbe esserci una setta religiosa dietro il rapimento di un bambino di 5 anni da parte della madre moldava e dell’attuale compagno. Bambino poi rintracciato, esattamente un anno fa dalla Polizia, in un appartamento al villaggio Pace e dopo lunghe peripezie riaffidato al padre. Una storia balzata agli onori delle cronache nei mesi scorsi e che ora sta vivendo un percorso giudiziario piuttosto complesso. Nei giorni scorsi la Procura ha chiesto l’archiviazione per la donna. Provvedimento  al quale s’è opposto l’avvocato Antonio Centorrino che assiste il padre del bambino. E il gip Maria Teresa Arena, sciogliendo la riserva,  ha respinto la richiesta del PM disponendo che entro dieci giorni venga riformulata l’imputazione a carico della donna in sottrazione di minore. Ma, intanto, fuori dalle aule di Tribunale il padre del bambino, un italiano di 48 anni, continua la sua battaglia a favore di quanti si trovano nella sua stessa situazione e contro quelle associazioni che lui definisce sette pseudo religiose.  L’uomo, dopo la separazione dalla compagna moldava, aveva avuto il figlio in affidamento dal Tribunale per i Minori di Messina che aveva ordinato il rimpatrio del piccolo nel paese dell’est europeo dove il padre vive e lavora da tempo. Ma nell’ottobre 2013 la donna  era scomparsa con il figlio e l’attuale convivente messinese. Secondo la denuncia presentata dall’ex marito sarebbe stato l’attuale compagno ad inserire la donna in una setta religiosa, plagiandola e facendola diventare una sua adepta. Per mesi Polizia e Carabinieri li hanno cercati  a Messina  e provincia. Solo a marzo dell’anno scorso, con un blitz in un appartamento a Pace, la Polizia  riuscì a rintracciarli. Le autorità minorili disposero che il bambino raggiungesse il padre in Moldavia ma la madre si rifiutò di consegnare i documenti del piccolo e dopo ulteriori lungaggini burocratiche finalmente l’epilogo positivo. Il 19 marzo dell’anno scorso, esattamente un anno fa, il padre dopo diversi mesi ha potuto riabbracciare il bambino. Inevitabile la denuncia nei confronti dell’ex moglie per la sottrazione del figlio, la lunga latitanza ed il rifiuto di consegnare i documenti del piccolo. Ora, riavuto con se il figlio, l’uomo sta portando avanti una campagna d’informazione per evitare che altre persone finiscano nelle grinfie di sette segrete che dopo aver plagiato gli adepti li costringono a commettere crimini e a rovinare a volte per sempre intere famiglie. 

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