Mercoledì, 16 Gennaio 2019
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MESSINA

Tassa soggiorno, tutti i fondi
finiti nelle casse dell’Atm

La tassa di soggiorno per la città di Messina fu introdotta nel 2012 e scattò all’alba del nuovo anno. Ad aprile del 2013, in era Croce, nacque il “Laboratorio per lo sviluppo turistico” che avrebbe dovuto decidere come spendere quei soldi che arrivavano in città dai pernottamenti negli alberghi e nelle strutture ricettive in genere. Quel tavolo, quasi due anni dopo, si è finalmente riunito per la prima volta e non sono mancate le sorprese. Un battesimo tardivo che però è servito a dare nuovi parametri all’azione turistica cittadina che di fondi ne ha sempre troppo pochi. A comporre il laboratorio sono l’assessore al ramo Tonino Perna, che lo ha convocato, e i rappresentanti di Confesercenti (Benedetto Bonaffini), Confcommercio (Caterina Mendolia), Autorità Portuale (Maria Cristiana Laurà), il dirigente del Dipartimento di Palazzo Zanca (Salvatore De Francesco) oltre all’esperto del sindaco Filippo Grasso. Nel 2013, in base ai dati forniti anche da uno studio effettuato dai consiglieri comunali e di circoscrizione di Forza Italia che hanno anche sollevato il caso del Laboratorio mai convocato, Fabrizio Sottile, Maria Fernanda Gervasi e Valerio Anastasi, Messina incassò 51.600 euro. Un dato parso più basso delle attese visto che quello sulle presenze in città in quell’anno parla, al ribasso, di 85.000 notti. Considerato che la tassa di soggiorno pesa per una cifra che va dagli 0,50 cent ai 2,50 euro al giorno per persona i conti sono presto fatti. Ebbene le sorprese emerse al tavolo arrivano non solo quando si prende atto della incongruità della cifra, ma anche della sua destinazione. Quei 51.600 euro sono finiti all’Atm. Il Regolamento che introdusse l’imposta recita: «Il relativo gettito è destinato esclusivamente a finanziare gli interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, gli interventi di manutenzione, fruizione recupero dei beni culturali ed ambientali locali nonché i servizi pubblici locali, per interventi a favore della promozione turistica, da concordare, in sede di programmazione, con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative». E ancora: «Sempre tenuto conto della destinazione vincolata in favore del trasporto pubblico locale (50% del gettito della tassa)». Insomma, all’Atm doveva andare la metà di quella cifra e per di più per interventi di promozione turistica, in quanto servizio pubblico locale. Invece è andato tutto il gettito e senza un tangibile e specifico impegno per il visitatore . Nel 2014, sarebbero stati raccolti circa 80mila euro e il tavolo stesso che dovrebbe decidere come spenderli, dovrà scoprire se anche questi sono finiti tutti in via La Farina nel mare magnum del trasporto generalista o se invece siano stati destinati allo scopo per cui vengono chiesti ai turisti che avrebbero tutte le ragioni del mondo per essere quanto meno perplessi per questa spesa. Il Laboratorio, comunque si è aggiornato con l’impegno di garantire, come regolamento impone, fondi specifici per la promozione turistica.

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