Mercoledì, 26 Settembre 2018
MESSINA

Appalti al Cas,
arrestato geometra

A suo carico non vi è alcuna accusa di turbativa d’asta o di corruzione consistente in mazzette percepite, o in altri vantaggi economici conseguiti, come sarebbe per alcuni accusati dell’operazione Tekno del 18 novembre scorso. Ma, per un distinto episodio, i cui contorni si delineeranno presto nelle ragioni dell’accusa e della difesa, è stato posto agli arresti domiciliari il sessantacinquenne geometra del Cas, Agostino Bernava. Il provvedimento è stato notificato tra sabato e domenica dalla Direzione investigativa antimafia. Quel poco che al momento si conosce dell’imputazione è che il dipendente del Consorzio autostrade avrebbe – secondo l’accusa – “promesso” ad una ditta l’esecuzione di alcuni lavori d’urgenza, configurando così l’ipotesi di induzione indebita a dare o promettere utilità. Nulla di consumato. Ma una sorta di impegno che Agostino Bernava, sempre secondo l’accusa, avrebbe assunto rispetto ad un affidamento futuro. Se ciò fosse dimostrato, potrebbe trattarsi del reato di induzione indebita introdotto dalla legge 190 del 2012 che per la sola “promessa” fatta direttamente punisce il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio con la reclusione sino a 3 anni. La notizia ha suscitato ieri molto scalpore in città. Agostino Bernava è una persona molto conosciuta che per diversi decenni, prima di passare al Cas in mobilità, è stato un apprezzato dipendente prima della segreteria generale e poi degli uffici di presidenza della Provincia. Anni fa è stato anche candidato al Consiglio comunale per Forza Italia e poi consigliere d’amministrazione dell’Amam. È anche fratello del componente della segreteria nazionale della Cisl, Maurizio Bernava. I domiciliari a carico di Bernava sono l’ennesima brutta tegola che si abbatte sul Cas dopo l’operazione Tekno di novembre. In quel contesto otto persone – i funzionari del Cas Lelio Frisone e Filadelfio Scorza, gli imprenditori Antonino e Giacomo Giordano, Francesco Duca, Giuseppe Iacolino e Rossella Venuto, e il componente del Cda del Policlinico di Pavia Ettore Filippi Filippi –vennero posti ai domiciliari con diverse imputazioni. Centrale, per i funzionari Cas e gli imprenditori una presunta turbativa d’asta messa in atto nell’appalto della sorveglianza attrezzata su A18 e A20. Va anche detto che, a dicembre, per tutti gli indagati, meno l’arch. Frisone, i domiciliari sono stati revocati dal Tribunale del Riesame. Sostituiti, per gli imprenditori, dal divieto d’esercitare attività d’impresa.(a.t.)

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