Venerdì, 21 Settembre 2018
VATICANO

Franco Montenegro, oggi cardinale

franco montenegro, Messina, Archivio
Franco Montenegro

"Dovremmo metterci tutti in ossequioso silenzio e pensare che questi erano uomini come noi e sono morti in una maniera indegna per un essere umano. Qui ci sono esseri umani che continuano a bussare alle porte perché continuano a chiedere di vivere e un'operazione europea che si limiti soltanto a salvaguardare i confini credo che non otterrà grandi risultati. Occorre fare delle scelte politiche coraggiose che rispettino la gente e che siano in sintonia con le necessità del mondo d'oggi". Sono le parole di don Franco lunedì scorso, dopo l'ennesima strage di migranti morti nel braccio di mare tra la Sicilia e l'Africa, anzi, questa volta morti beffardamente quando già erano stati soccorsi. Una contabilità di morti che rinnova il dolore, i sensi di colpa, lo scarico di responsabilità tra Italia e Europa. Don Franco, come lo chiamano tutti a Lampedusa, è mons. Francesco Montenegro, - nato a Messina nel '46 - arcivescovo di Agrigento, e oggi, consegnandogli la berretta cardinalizia papa Francesco ha voluto sia premiare il suo impegno personale, che tenere desta l'attenzione sulla situazione degli immigrati. E' una indicazione di priorità per la Chiesa italiana, e non solo. Indicazione chiara nel primo viaggio del pontificato, nel luglio 2013 a Lampedusa, e confermata anche dal secondo italiano che riceve la porpora oggi, nel secondo concistoro di papa Bergoglio: Edoardo Menichelli, vescovo di Ancona, che, in una bella intervista al Sir si racconta come pastore per i poveri che da ragazzo, rimasto orfano, ha fatto anche il pastore delle pecore a quattro zampe. Montenegro e Menichelli saranno elettori in un eventuale conclave, ma tra le berrette "italiane" ci sarà oggi anche quella a mons. Luigi De Magistris, tra i pochi curiali a non ottenere la porpora a conclusione del suo servizio come pro penitenziere maggiore. Mons. Franco Montenegro è prete dal 1969, subito parroco in periferia. Dal 1988 e' stato anche delegato della Caritas di Messina e delegato regionale e nazionale della Caritas. Intanto insegnava religione e faceva il padre spirituale del seminario minore di Messina. Dal 2003 al 2008 è stato presidente della Caritas italiana. Nella Cei, dal 2013 è presidente della Commissione per le migrazioni, e della Fondazione Migrantes. Mons. Edoardo Menichelli, vescovo di Ancona dal 2004, è nato a Serripola di San Severino Marche nel '39, prete dal '65, dopo alcuni incarichi come viceparroco, è approdato in Vaticano nel '68, prima come officiale presso la Segnatura apostolica, e poi come addetto di segreteria alla Congregazione per le chiese orientali, come segretario dell'allora prefetto, il cardinale Achille Silvestrini. In quegli stessi anni e' stato cooperante presso in una parrocchia romana e collaboratore del consultorio familiare della facoltà di Medicina al Gemelli. Al sinodo sulla famiglia dello scorso autunno e' stato relatore a uno dei circoli minori di lingua italiana. Il cardinale non elettore Luigi De Magistris è nato a Cagliari nel '26, dove è stato ordinato prete nel '52. Nel 2001 e' stato nominato pro-penitenziere maggiore, incarico mantenuto fino al 2003. Alcuni osservatori attribuiscono la mancata porpora, all'epoca in cui rivestiva quell'importante incarico ecclesiale, alla ostilità attiratasi da alcuni settori della curia per il parere contrario che diede alla beatificazione del fondatore dell'Opus Dei, Jose Maria Escriva de Balaguer. Sia Montenegro che Menichelli che De Magistris raccontano di aver appreso della creazione cardinalizia dal loro popolo, parrocchiani, suore, amici che hanno sentito il Papa annunciare anche i loro nomi nella lista letta il 4 gennaio scorso dalla finestra su piazza San Pietro, durante l'Angelus. (giovanna.chirri@ansa.it) (ANSA).

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