Venerdì, 21 Settembre 2018
MESSINA

Piano di riequilibrio, slitta tutto

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   Il colpo di scena assume il nome di “mozione di sospensione” e viene partorito un’ora prima del consiglio comunale, nella stanza di Palazzo Zanca che ospita il gruppo dei Dr. Dentro ci sono i sei consiglieri ed il coordinatore cittadino Salvo Versaci. Non c’è accordo, all’interno del gruppo che ha nei deputati regionali Picciolo e Greco i propri punti di riferimento. Una divisione esatta tra falchi e colombe, tra chi non ne vuol sapere di approvare il piano di riequilibrio “bis” e chi, invece, sarebbe pronto a dare il proprio voto favorevole. Non è secondario, il ruolo dei Dr, ago della bilancia in un’Aula divisa in due. Udc e Forza Italia sono per il sì, il Pd è spaccato (ma prevalgono astensioni e voti contrari), in bilico il resto del centrodestra e il Megafono. Troppe incertezze, ecco perché quando i Dr si presentano in Consiglio con la proposta di sospendere tutto e di votare prima i contratti di servizio di Atm e Amam ed il piano delle dismissioni degli immobili, il corso della seduta cambia. E i piani – non solo quello di riequilibrio – saltano. La mozione sottoscritta dai sei consiglieri Dr (Abbate, Amata, Carreri, Interdonato, La Paglia e Sorrenti) propone di sospendere la trattazione del Riequilibrio perché lo stesso fa riferimento ad atti – i contratti di servizio e il piano di dismissioni appunto –«allo stato non conoscibili dai consiglieri e non approvati dagli stessi». Sulle prime c’è chi vuole andare avanti comunque, su tutti il capogruppo di Forza Italia Trischitta. Ma ben presto ci si rende conto che i numeri non ci sono (nell’area Pd, in particolare, sono troppe le linee diverse, testimonianza di un partito spaccato). Lo capisce anche l’Amministrazione (in aula il sindaco Accorinti, il vicesindaco Signorino e la Giunta quasi al completo), così arriva il placet del segretario generale Le Donne. Il quale in primis ribadisce che i termini fissati dal Ministero – scaduti il 28 gennaio peraltro –non erano perentori «ma di natura sollecitatoria». Quindi va bene prendersi altro tempo, «ma il procedimento richiede una programmazione stringente». In secondo luogo, se il piano di dismissioni è un «requisito giuridico», senza il quale in sostanza il Piano non potrebbe esistere, i contratti di servizio di Atm e Amam sono «fattori di successo»: insomma, se ci sono, tanto meglio. Fanno guadagnare, al Piano, punti in più. Tutti d’accordo (o quasi) dunque: con 20 sì, due no e 5 astensioni, la mozione dei Dr passa. Si riprenderà venerdì, con un nuovo tour de force. L’ennesimo. 

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