Sabato, 15 Dicembre 2018
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MESSINA

Le Fs “frenano”, ma è tornata la vertenza Stretto

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 Esuberi? Ma quando mai! Le Fs abbandonano lo Stretto? Al contrario, potenziamo e investiamo. Rischia di trasformarsi in una commedia da teatro dell’assurdo, la vertenza Stretto. Peccato che si tratti di una cosa tremendamente seria in cui manca un elemento chiave: la chiarezza. Troppo vago il tentativo del gruppo Fs, seguito dalla nota del ministro dei Trasporti Lupi, di ridimensionare la fumata nera giunta dall’incontro Ferrovie-sindacati di lunedì. Troppi i nodi che rimangono irrisolti, né può essere sufficiente l’ufficialità del bando Metromare che ha il sapore del contentino. Come se un diritto conquistato ne escludesse un altro. Una sorta di giochino di compensazioni inaccettabile per un’area, quello dello Stretto, considerata strategica fino a pochi anni fa, quando si parlava ancora di Ponte, in nome del quale si favoleggiava di centinaia di treni pronti ad attraversare il lembo di mare tra Sicilia e Calabria. Andiamo con ordine. Lunedì, riferisce chi ha partecipato al confronto Fs-sindacati, viene fuori un quadro desolante per la Sicilia e lo Stretto: soppressione di quattro Intercity giorno e di due Intercity notte, con una sola nave per 18 corse (sufficienti per i treni rimasti, due notte e le merci); riduzione se non addirittura cancellazione dei 47 milioni di euro assicurati annualmente dallo Stato per la continuità territoriale; inevitabili esuberi di personale, 102 nel solo settore navigazione più i precari e l’indotto, per un totale, considerando anche il comparto ferroviario, di circa 700 unità. Un disastro, il “necrologio” della continuità territoriale. Il giorno stesso e il giorno dopo le ovvie ribellioni del territorio: su tutte le furie i sindacati, ovviamente, il sindaco Accorinti con il neo assessore Pino, il presidente della Regione Crocetta, il deputato nazionale Garofalo e quello regionale Germanà. E mentre in città c’è chi lavora già ad una grande mobilitazione, nel pomeriggio arriva il comunicato di Fs (invocato proprio da Garofalo, «è urgente una comunicazione ufficiale per confermare o smentire quanto è apparso negli articoli») che nel tentativo di ridimensionare il problema, di fatto lo conferma in gran parte. «Le Fs – si legge – non abbandonano lo Stretto, anzi investono e potenziano. Nessun posto a rischio fra il personale impegnato nelle attività di navigazione: i 62 dipendenti saranno ricollocati in Rfi nelle attività di terra e di bordo. Le attività di traghettamento di carrozze e carri merci di Rfi proseguiranno regolarmente, con un’organizzazione più funzionale, moderna e aderente alle esigenze». Nel comunicato si punta molto su Metromare, il cui collegamento con Villa verrà assicurato da Bluferries «senza alcun onere aggiuntivo per lo Stato». Non solo: «Per garantire un servizio efficiente e aderente alle esigenze di mobilità nello Stretto di Messina, in caso di avverse condizioni meteomarine il traghettamento sarà effettuato da una nave bidirezionale di Bluferries, anche in questo caso senza nessun aggravio di costo per le casse dello Stato». Per Fs con i mezzi veloci «è pienamente soddisfatta la mobilità nell’ambito dello Stretto di Messina». E ancora: «Nelle ore notturne i treni continueranno ad essere traghettati a bordo delle navi ferroviarie di Rfi». Già, ma quanti? Infine si parla di «un piano di interventi infrastrutturali per garantire un supporto alla mobilità dei passeggeri e per offrire un servizio sempre più aderente alle esigenze dei pendolari e di tutta la clientela», del quale non c’è, ovviamente, alcun dettaglio. Rispetto alle notizie giunte prima, il comunicato lascia irrisolti molti punti. Rassicura sui 62 dipendenti del comparto navigazione, ma non dice nulla sugli altri 40 né fa menzione dei precari e dell’indotto. «I precari –rincara la dose Mariano Massaro dell’Orsa –da 60 si ridurrebbero a quattro. E l’indotto del solo comparto pulizie è di 25-30 unità». Ma soprattutto, Fs non smentisce né il ridimensionamento dei 47 milioni, né il taglio dei treni Intercity. «Adesso sono tutti sorpresi, ma a Roma avevano deciso tutto già il 23 dicembre», tuona Massaro. Né può essere considerato un investimento “compensativo” Metromare: un servizio che deve essere garantito, ma non certo a discapito di un diritto, quello alla continuità territoriale, costantemente calpestato. 

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