Domenica, 23 Settembre 2018
MESSINA

Patrimonio, una partita da mezzo miliardo

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  Quindici mesi di delega al Patrimonio per il vicesindaco-economista Guido Signorino, poi tre mesi per l’ex assessore alla Protezione civile Filippo Cucinotta. Infine da dicembre, la delega al Patrimonio fa capo al sindaco Accorinti, ed attende (auspicabilmente) un titolare ricco di competenze specifiche. E pare scontato il ritorno del prof. Signorino. Intanto già oggi, dopo oltre un anno e mezzo, è tempo dei primi bilanci anche in questo delicato settore, non senza una premessa. Ha prevalso su tutto, a Palazzo Zanca, l’azione di riequilibrio di bilancio ovvero il tentativo di salvare il Comune dal fallimento. Al punto che l’as - sessore in possesso delle maggiori competenze ha dovuto concentrare ogni sforzo sui bilanci ed, estenuato, cedere all’ing. Cucinotta la delega al Patrimonio, che alla fine l’ha lasciata al sindaco. Sul riequilibrio dei conti s’è gettato il cuore oltre l’ostacolo. Ma a questo cammino era ed è inscindibilmente collegata la valorizzazione del patrimonio. Ne deriva un giudizio in chiaro scuro. L’eredi - tà del passato in tema di patrimonio era micidiale: i risultati ci sono ma paiono una goccia nel mare. Nella gestione di questo comparto c’è ancora un quadro di frammentazione gestionale, di scarse manutenzioni e vigilanza, di cessioni gratuite ad altri enti, di abbandono di immobili che –se valorizzati anche solo al 50% –darebbero ossigeno a un Comune strozzato dal “pre-dissesto”. Il valore potenziale del patrimonio è stimato intorno ai 500 milioni. Dato illusorio, basti leggere alcuni dati di un report senza precedenti (che proponiamo nell’articolo sottostante) e che è stato commissionato l’anno scorso dall’ex assessore Cucinotta e dal dirigente Maurizio Castronovo, e redatto dal direttore di sezione Vincenzo Cacciola. Appare difficile, in queste condizioni, realizzare i principi cui la Giunta si ispira. È la condivisibile idea del patrimonio “co - me risorsa permanente”, che non va svenduto ai fini di bilancio ma reso una fonte stabile di risparmi strutturali. Signorino assicura che si è andati avanti su queste direttive condivise: una volta date ai dirigenti, passa “in secondo piano” lo stesso assessore. «Ad esempio – rivendica – in termini di fitti passivi abbiamo fatto risparmiare al Comune, cioé alla collettivita, 2-300.000 euro per il 2013, 600.000 per il 2014, 1 milione per il 2015 e tutto questo, sul pluriennale, significherà qualche decina di milioni». Sono dati incoraggianti ma il cammino è lunghissimo. Se si considera che gli importi ricavabili dal Piano dismissioni, ancora fermo dai revisori, ammontano ad 8 milioni, si comprende subito che molto, moltissimo va fatto in termini di manutenzioni e fitti attivi. Signorino punta su un “asso”: «Grazie alla nostra insistenza è stata modificata la legge che ora, consente, anche ai Comuni in pre-dissesto di contrarre mutui per ristrutturazioni. Vale per le energie innovative ma soprattutto per gli immobili». 

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