Giovedì, 20 Settembre 2018
MESSINA

Lo struggente ricordo
di Provvidenza Grassi
dodici mesi dopo

provvidenza grassi, Messina, Archivio

Oggi è un giorno triste per la famiglia Grassi. Una ricorrenza funesta marchia il 23 gennaio 2015: esattamente un anno fa, papà Giovanni e la moglie furono “gelati” dalla notizia del ritrovamento della Fiat Seicento bianca della cara figlia “Provvy”, ad alcuni mesi dalla scomparsa. Lo strazio del riconoscimento di quel veicolo, sotto il viadotto “Bordonaro” della tangenziale, inizialmente lasciò spazio solo a un barlume di speranza. Cioè che quei resti del cadavere accanto all’utilitaria non fossero della commessa 27enne, della quale si erano perse le tracce dal luglio precedente. Ma col trascorrere delle ore quell’illusione si scontrò con la dura realtà dei fatti. La povera ragazza era proprio Provvidenza, adagiata tra le sterpaglie intorno ad una casa cantoniera dell’Anas. Il suo sorriso solare non sarebbe più tornato a splendere, cancellato per sempre da una morte tanto assurda quanto, per certi versi, inspiegabile. Il cadavere risultava in decomposizione, perché giaceva lì da tempo. Questi, allora, i principali interrogativi: come mai nessuno si è accorto di quella macchina?; come è finita la Fiat Seicento a pochi passi dalle palazzine che si trovano in loco? La Procura ha dato una spiegazione: si è trattato di incidente stradale. Ipotesi alla quale la famiglia Grassi, assistita dall’avvocato Giuseppina Iaria, non ha mai voluto credere, ritenendo, piuttosto, che qualcuno volesse male a Provvy. Così, nel luglio 2014, il titolare del fascicolo, il sostituto procuratore Diego Capece Minutolo, ha chiuso le indagini, notificando i relativi avvisi agli ex commissari del Cas Nino Gazzara e Anna Rosa Corsello, ai direttori tecnici e agli ispettori Letterio Frisone, Gaspare Sceusa, Carmelo Cigno e Antonino Spitaleri. Precedentemente, gli accertamenti di Ris, Polstrada e consulenti della Procura, tra cui l’ingegnere Andreas Pirri, esperto in infortunistica stradale, avevano confermato la tesi dell’incidente autonomo. A giudizio degli inquirenti, le barriere di protezione laterale, a ridosso dalla galleria dalla quale sarebbe precipitato il veicolo guidato da Provvidenza Grassi, non risultavano adeguate. Per questo la ragazza, uscendo fuori strada, sarebbe precipitata nel burrone. E stando alla perizia medico-legale, sarebbe emerso che «la giovane fosse sotto effetto di metadone e le fratture sarebbero compatibili con l’incidente stradale. Inoltre, l’analisi delle larve dimostrerebbe che la morte è avvenuta tra i quattro e gli otto mesi prima del ritrovamento del corpo». Pure gli accertamenti dei carabinieri non hanno lasciato spazio a ipotesi alternative alla principale, non essendo stati riscontrati segni d’impatto con altre vetture o tracce di vernici diverse o di altra natura. Inoltre, ritenuti compatibile con la dinamica del “volo” dal viadotto e dell’impatto la conformazione dei rami degli alberi sotto il viadotto e i danni subiti dalla vegetazione. 

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