Martedì, 19 Gennaio 2021
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MESSINA

Condannati i nonni che “vendevano” i nipoti

di
pedopornografia, Messina, Archivio
tribunale messina

La condanna è arrivata nel primo pomeriggio. Diciotto anni di reclusione per i nonni di due bambini, accusati di violenza sessuale e riduzione in schiavitù dei nipotini. Mentre è stato condannato a 12 anni anche un trentenne. Un quadro parzialmente diverso, in sentenza, di quanto aveva richiesto l’accusa: il pubblico ministero Liliana Todaro all’udienza scorsa – era dicembre, si attendeva già all’epoca la sentenza ma la corte riaprì il processo –, aveva chiesto la condanna a 16 anni ciascuno per i nonni e l’assoluzione per l'uomo. Il caso è quello dell’indagine per violenze sessuali, pedofilia, pedopornografia e riduzione in schiavitù (quest’ultimo reato è di competenza della corte d’assise, ecco il perché della celebrazione davanti a giudici e giurati e non davanti al tribunale, n.d.r.), che ha visto coinvolti nel 2013 un uomo di 66 anni, la moglie di 51 anni, ovvero i due nonni, e un loro amico e conoscente, dell’età di 32 anni (omettiamo i loro nomi per tutelare i bambini vittime degli abusi). Secondo quanto è venuto fuori al termine di un’inchiesta molto complicata e non certo facile della Procura, gestita all’epoca dal pm Liliana Todaro, la coppia di anziani avrebbe ridotto in schiavitù e abusato dei nipoti, un maschio ed una femmina di 7 e 8 anni all’epoca dei fatti, (siamo nel 2009), orfani di madre, abbandonati dal padre e affidati alla loro custodia. Due piccole anime che avrebbero avuto bisogno solo d’affetto e hanno ricevuto ben altro. I nonni avrebbero abusato costantemente dei bambini, secondo l’accusa iniziale insieme all’amico 32enne, costringendoli a rapporti sessuali completi con loro e con altre persone, che pagavano per ottenere favori sessuali. All’interno dell’abitazione, dove vivevano in condizioni igieniche precarie, furono perfino ritrovate fotografie e videoriprese dei due fratellini durante gli abusi. Nel dicembre scorso sembrava tutto convergere verso l’atto finale, ovvero la sentenza di primo grado davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Silvana Grasso. Il pm Liliana Todaro dopo aver ricostruito tutta questa squallida storia aveva chiesto la condanna dei nonni a 16 anni di reclusione, e l’assoluzione del loro conoscente 32enne con la formula della classica vecchia “insufficienza di prove”. Alle stesse conclusioni era pervenuto il difensore delle parti civili, i due piccoli, l’avvocato Katia Veneziani. Poi erano intervenuti il difensore dei nonni, l’avvocato Giuseppe Ventura Spagnolo, e quello del 32enne, l’avvocato Rosetta Carcione. Nel primo pomeriggio invece della sentenza era però arrivata un’ordinanza di riapertura dell’istruttoria dibattimentale, con l’aggiornamento del processo a ieri. E ieri, dopo la valutazione dei nuovi accertamenti e alcune nuove deposizioni in aula, la corte d’assise ha deciso. La vicenda a suo tempo venne a galla per l’attenzione dell’ambiente scolastico, visto che i due bambini quelle poche volte che erano in classe vestivano in maniera molto trasandata e denunciavano con il loro comportamento un forte stato di disagio, legato proprio alle violenze e agli abusi subiti. Si mise così in moto un meccanismo di conoscenza e di segnalazione del fenomeno, e si aprì un’indagine della Sezione di Pg della polizia, che con grande riserbo e delicatezza riuscì a ricostruire l’intera brutta vicenda, inchiodando i responsabili, i nonni e la loro “cerchia”. 

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