Domenica, 23 Settembre 2018
MESSINA

Due preti africani
per San Gabriele

di

 Si chiamano Jean Pierre e Marcel, hanno 50 e 49 anni, sono nati in Ruanda e in Guinea, terre africane di travagliata storia moderna e contemporanea. Sono due migranti a Messina davvero particolari. Sono i due nuovi viceparroci della chiesa di San Gabriele all’Addolorata, la frequentatissima parrocchia della Panoramica. Negli ultimi mesi l’arcivescovo Calogero La Piana ha deciso di dare quest’importante rinforzo, di fede e di cultura, a mons. Tonino Schifilliti, 67 anni, per tutti “padre Tonino”. Le sue intense attività di parroco e sacerdote, tra le quali, unico in città, anche il ministero dell’esorcismo, richiedevano un aiuto adeguato ai tempi. E l’arrivo di padre Jean Pierre e padre Marcel, rispettivamente dalle chiese di Camaro San Luigi a Messina e di San Sebastiano a Barcellona, è stato percepito in tutta la sua rilevanza dai fedeli e dai volontari che da 40 anni formano la comunità di S. Gabriele. Adesso il calendario delle messe vede affiancato a quello di padre Tonino il nome e il sorriso di questi due sacerdoti africani. Padre Jean Pierre, il ruandese, è a Messina dal 2010, grazie al gemellaggio tra la Diocesi di Kigali, capitale del Ruanda, e cinque comunità parrocchiali messinesi. Dopo il primo triennio, ha chiesto la conferma per altri tre anni. «Quando arrivai a Messina – racconta – fui ospitato per qualche settimana a Collereale e poi subito assegnato alla parrocchia di Camaro S. Luigi. Qui ho vissuto una prima esperienza importante di approfondimento della fede in Europa, secondo lo spirito del gemellaggio tra le nostre chiese. Ho cominciato a conoscere le vostre caratteristiche, a partire dalle più belle: ad esempio, l’amore per la Madonna della città di Messina fin nelle preghiere e nelle invocazioni d’ogni giorno, in fondo, sotto sotto, anche quando dite “Mamma mia”, e poi la quotidianità dei Santi ai quali sono dedicate così tante chiese». Jean Pierre si sofferma quindi su quel che ha percepito come «un senso della famiglia così forte a Messina come nel Sud dell’Italia, superiore anche a quel che si vive in Ruanda». Da qui la sua speranza su tutta la negatività, la tristezza dolente di questi anni: «Avete il problema della crisi, della mancanza di lavoro, della speranza. Ma io dico ai giovani che la speranza «deve andare controcorrente, perché il destino di nessuno e della sua famiglia deve finire schiacciato sotto il peso delle situazioni. Io credo che, per fare bene la predica, debbo tenere in una mano la Bibbia e nell’altra il giornale». Quando Jean Pierre è arrivato in riva allo Stretto nel Ruanda, a maggioranza cristiana, si stava completando un difficilissimo ultraventennale processo di pace: nel 1994, nella guerra civile fra tribù finita nel genocidio, tra i tanti caduti, morirono ben sei dei suoi 11 fratelli. In questo Natale di trent’anni dopo, lui, prete che parla inglese, francese, italiano, ha celebrato nella chiesa del Ringo (vedi sotto) la messa dedicata agli ultimi migranti. Padre Marcel, terzo di dieci fratelli nati a Nz’erokoré, in Guinea meridionale, non parla ancora l’italiano con la scioltezza di padre Jean Pierre ma lo sta studiando con passione. È arrivato a Messina da soli quattro mesi in virtù di un progetto di cooperazione internazionale tra Chiese, ed era già partito quando l’Ebola ha cominciato ad espandersi in modo terribile nel suo Paese, come già prima era accaduto in Liberia e in Sierra Leone. Dopo una tappa al santuario di Calvaruso e un periodo di tre mesi nella parrocchia di San Sebastiano retta da padre Tindaro, adesso è a Messina, molto vocato all’ascolto ed intriso di una fede profonda. «Provo ad aprire gli occhi della mia mente – ci dice – ad approfondire la fede, nella preghiera e nell’esperienza. Quel che sento è che a Messina, come altrove, la gente ha bisogno di credere in Dio». La tristezza lo angustia se pensa che i suoi connazionali, durante la messa, al momento del gesto della pace, si chinano la testa l’un l’altro invece di stringersi la mano per paura del contagio. E la Chiesa del suo Paese si batte anche su questo, per aiutare a diffondere le giuste precauzioni. Quella Chiesa cristiana che in Guinea è minoranza attestata intorno al 25% rispetto al prevalente Islam. 

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