Lunedì, 10 Dicembre 2018
MESSINA

Morto il forestale precipitato in un burrone

 La cattiva sorte si è accanita nel peggiore dei modi contro una famiglia di Giampilieri. Non bastava il doppio lutto in casa Panarello durante la devastante alluvione del 1. ottobre 2009. Il signor Antonino, in quella terribile circostanza, perse la moglie e una delle quattro figlie. Adesso è stato proprio il suo cuore a fermarsi, al termine di un calvario originato da un incredibile quanto sfortunato incidente, avvenuto tra le colline di Santo Stefano Briga, il 9 settembre scorso. Antonino Panarello, 58 anni, ha perso il braccio di ferro con la morte il 3 dicembre scorso, in un letto d’o s p edale. Era ricoverato al Policlinico quando l’ennesima tragedia ha bussato inesorabilmente alla porta. Una fine inspiegabile per i familiari, che adesso pretendono giustizia. Sul caso ha indirizzato la lente la magistratura, che ha avviato un’inchiesta successivamente a una dettagliata denuncia presentata da una delle tre figlie alla Procura della Repubblica. Difesa dagli avvocati Alessandro Trovato e Daniela Chillè, imputa la scomparsa del congiunto ai medici che l’hanno avuto in cura. Circa un mese fa, il 58enne, operaio forestale, si stava spostando da un cantiere all’altro, in aperta campagna, a bordo della sua Fiat Panda. Mentre faceva manovra, il veicolo è precipitato in un burrone. L’uomo è stato soccorso e trasportato in elicottero nel nosocomio di viale Gazzi. Qui è stato riscontrato uno «shock emorragico in paziente politraumatizzato». Di conseguenza, i medici hanno operato d’urgenza Antonino Panarello, «con asportazione della milza e riparazione di lacerazione in corrispondenza della coda del pancreas». Quindi, trasporto nel reparto di Rianimazione, fino al 16 settembre, e trasferimento in Chirurgia geriatrica, dalla quale è stato dimesso il 9 ottobre, «in condizioni generali buone, secondo quanto risulta dalla cartella clinica», ha sottolineato la figlia. Il forestale, poi, è stato accompagnato alla Rsa di Villa Angela, a Galati Marina. Ma ben presto si sono ripresentati gravi problemi di salute: il 30 ottobre nuovo ricovero al Policlinico, per una visita ematologica, dalla quale è risultata una persistente anemia. «I medici hanno consigliato un urgente controllo ecografico per una raccolta ematica addominale», si legge nella denuncia. In seguito al quale è emersa una sacca delle dimensioni di circa 120x105 mm. Il 7 novembre Panarello ha fatto ritorno al Policlinico, nel reparto di Chirurgia gastrointestinale, «dove per nove giorni non risulta siano stati effettuati tutti i controlli sanitari opportuni». E ancora: «Ascoltando una discussione tra un professore e una dottoressa, mi è sembrato di capire che i medesimi individuassero delle responsabilità nel trattamento sanitario precedentemente praticato da parte dei medici della Chirurgia geriatrica. E il 27 novembre ricevevo una telefonata nella quale mi annunciavano un intervento chirurgico per il giorno successivo in relazione a una perforazione al colon. Mio padre veniva quindi operato il 28 novembre e successivamente ricoverato in Rianimazione dove si svegliava il 30 novembre in cattive condizioni di salute, fino al decesso avvenuto il 3 dicembre», si legge nella denuncia. 

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