Lunedì, 21 Gennaio 2019
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MESSINA

Minacce ad Addiopizzo durante Vara 2012, decise due condanne

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  Il processo sulle pesanti minacce ai ragazzi di Addiopizzo prima della processione della Vara del 2102 s’è chiuso ieri poco dopo le otto di sera con due condanne e un’assoluzione, ed è la fine giudiziaria di una vicenda di fondamentale importanza per la tutela dei valori di legalità e fede. Sulla panca degli imputati ieri c’erano seduti tre componenti storici del Comitato Vara, il 68enne Franco Molonia, il 63enne Franco Celona, e poi Francesco Forami, che in sostanza un pomeriggio d’agosto del 2012 non accettarono la distribuzioni di alcuni volantini contro il pagamento del pizzo, piaga storica di questa e di tante altre città non solo siciliane, il pizzo pagato in silenzio da tanti ancora oggi che non c’è quasi più un euro per campare in molte tasche. L’epilogo del processo celebrato davanti al giudice monocratico Rosa Calabrò parla di un anno di reclusione per Franco Molonia, di otto mesi per Franco Celona, di un’assoluzione piena da tutte le accuse per Francesco Forami, con la formula «per non aver commesso il fatto». Sono rimasti in piedi soltanto due dei reati contestati originariamente per Molonia e Celona, ovvero la violenza privata e il danneggiamento per il primo, la violenza privata e le ingiurie per il secondo, mentre anche loro hanno registrato assoluzioni parziali, per il reato di furto con strappo e tentato furto. Il giudice Calabrò ha anche stabilito un risarcimento di 3.000 euro a favore di Addiopizzo, che in questo processo s’è costituito parte civile ed è stato rappresentato dall’avvocato Francesco Sciortino, mentre i tre imputati sono stati sono assistiti dagli avvocati Salvatore Silvestro e Giovambattista Freni. I fatti sono noti e non hanno mancato di suscitare parecchie polemiche anche a distanza di tempo, praticamente ad ogni edizione della Vara. Nel 2012, alla vigilia della processione, nel tardo pomeriggio, in via Garibaldi, alcuni componenti di Addiopizzo cominciarono a distribuire depliant raffiguranti l’Assunta, con la dicitura “Maria libera Messina dal pizzo e dalla mafia” e “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Ma la cosa non andò affatto giù ai maggiorenti del comitato, che cominciarono a inseguirli e a minacciarli. 

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