Martedì, 22 Gennaio 2019
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CINEMA MUTO

"Figghia d'arte"
alla Sala Laudamo

fugghia d'arte, pina menichelli, sala laudamo, Messina, Archivio

Anche alla sala Laudamo un omaggio al cinema muto, con lo spettacolo, in prima nazionale, scritto, diretto e interpretato da Nella Tirante “FIGGHIA D'ARTE” dedicato all’attrice Pina Menichelli, nata nel 1890 nella provincia di Messina. Lo spettacolo, in scena martedì 25 e mercoledì 26, alle 21, rappresenta l’anteprima della Rassegna “Incroci” all’interno del variegato e ricco progetto di “Laudamo in città”. Un monologo che ripercorre la vita e la carriera dell’attrice del cinema muto, una produzione dell’associazione culturale "Cosa sono le nuvole", vanta le musiche originali eseguite dal vivo da H.E.R., aiuto regia Fabiana Lazzaro, scene e costumi e grafica: Cinzia Muscolino, disegno luci Renzo Di Chio. «Nasce da due coincidente – scrive nelle note di regia Nella Tirante – una somiglianza fisica, ed un’origine geografica comune, tra la grande attrice del cinema muto Pina Menichelli, e l’autrice/attrice del testo. Pina Menichelli nasce nel 1890 durante la tournèe dei genitori in un piccolo paese della provincia di Messina, Castroreale, e per questo “figghia d’arte”. Oggi il suo nome a molti non dirà tanto, ma all’epoca ebbe una fama mondiale, fu una delle dive più apprezzate del cinema muto italiano, e all’estero ebbe una fama che oggi non possiamo neanche immaginare, nacque addirittura il fenomeno del Menichellismo: le ragazze imitavano in tutto e per tutto la figura della donna sensuale e seduttrice che ella incarnava, veniva imitata nell’abbigliamento e persino nei comportamenti. All’apice del successo, ma nel momento in cui si afferma il sonoro, poco dopo i 30 anni, l’attrice decide di ritirarsi a vita privata, si dedicherà alla famiglia, e sceglierà di sparire anche dai ricordi dei suoi fans per il “dovere di dimenticare”come lei stessa si espresse a riguardo con un giornalista dell’epoca. 

Il testo è in parte in dialetto siciliano, il mio dialetto, e in questo dialetto ho scelto di far parlare anche Pina Menichelli. Si tratta di una scelta di fantasia, ispirata dai suoi natali. Non ci sono notizie della sua voce e del suo modo di parlare. Ritrovo e ricreo il mio dialetto in forma poetica, un dialetto musicale ed è così che lo utilizzo nel testo al di là della comprensione letterale, un dialetto, quello della provincia di Messina , che in modo più viscerale mi dà modo di esprimermi in maniera più autentica, di dare un’umanità a questo personaggio di cui abbiamo scarse notizie, che scelse volontariamente di distruggere ogni traccia della propria carriera. Ereditiamo tutto il patrimonio artistico del passato, siamo figli d’arte, tutti. Mi riapproprio, della storia di un’artista e la faccio mia, riscopro l’amore per questo mestiere attraverso la sua storia, le ragioni della mia scelta, attraverso le sue ragioni, quelle di una donna di ieri eppure emancipata, moderna, che si sposa due volte ed è manager di sé stessa.

Una riflessione a fine spettacolo, lascia un finale aperto: oggi la condizione dell’attore sembra per certi versi essere ritornata quella di allora, tra precariato e scarsa considerazione. Vale la pena di continuare a fare questo mestiere? Un interrogativo che mi pongo, in un momento storico difficile in Italia, in cui non si hanno prospettive, tra tagli alla cultura e alla scuola, e decidere di avere un figlio oggi, diventa una scelta difficile, per molte donne precarie come me. Come Pina Menichelli donna e attrice di allora, ho scelto il mestiere come vocazione, ho vissuto la maternità, un momento difficile, di passaggio, il mio ritorno alla scena e molti altri momenti descritti in questo spettacolo coincidono con il mio percorso personale, il vissuto di molte donne artiste di oggi e di ieri.

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