Venerdì, 18 Gennaio 2019
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MESSINA

Genovese e Rinaldi
rinviati a giudizio

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  Sono le 18 quando il gup Monica Marino legge la sentenza, dopo un’attesa di alcune ore. Nell’aula della Corte d’assise, il vociare è interrotto dall’ingresso del giudice, reduce da una camera di consiglio cominciata alle 12,30 di ieri. Il cui esito si rivelerà pesante per le figure “eccellenti” invischiate nell’inchiesta “Corsi d’oro”: Francantonio Genovese e il cognato Franco Rinaldi. L’epilogo dell’udienza preliminare della seconda tranche dell’indagine sul business della formazione professionale in Sicilia si materializza in serata, quindi. I deputati nazionale e regionale dovranno affrontare il processo, così come chiesto dai sostituti procuratori Fabrizio Monaco e Liliana Todaro. Con le rispettive mogli, Chiara ed Elena Schirò, compariranno davanti ai giudici della I sezione penale il prossimo 25 febbraio. Stessa sorte per gli altri 29 imputati (tra cui 8 enti), mentre ottiene il proscioglimento da tutte le accuse, con la formula «perché il fatto non costituisce reato», solo Roberta Saglimbeni. Fra tre mesi e mezzo, al vaglio le posizioni dell’ex sindaco di Messina, del deputato all’Ars Rinaldi, delle mogli, Chiara ed Elena Schirò, della sorella di queste ultime, Giovanna, di Salvatore Lamacchia, Roberto Giunta, Domenico Fazio, Elio Sauta, Stefano Galletti, Giuseppina Pozzi, Liliana Imbesi, Concetta Cannavò, Natale Lo Presti, Graziella Feliciotto, Melino Capone, Natale Capone, Orazio De Gregorio, Paola Piraino, Francesco Buda, Salvatore Natoli, Antonino Di Lorenzo e Carmelo Favazzo. Gli 8 enti coinvolti sono Sicilia Service srl, Napi Service srl, Caleservice srl, Centro Servizi 2000 srl, Lumen onlus, Enfap, Ancol ed El.Fi. Immobiliare srl. Regge, al momento, il castello accusatorio del pool Pubblica amministrazione della Procura, coordinato dall’aggiunto Sebastiano Ardita, che addebita, in primo luogo, l’associazione a delinquere finalizzata al peculato. Gli altri reati, a vario titolo contestati agli imputati, sono truffa aggravata, riciclaggio, falso in bilancio, reati finanziari contro la pubblica amministrazione in concorso con pubblici ufficiali, evasione fiscale, false fatturazioni, truffa in erogazioni pubbliche. C’è da aggiungere che il gup Marino ha emanato sentenza di proscioglimento per alcuni dei 71 capi d’imputazione. Ad esempio, Genovese, Rinaldi e le mogli dai capi 39-40, Natoli sempre da due capi, Sauta e Lo Presti dal capo 4. A tal proposito, il difensore di quest’ultimo, l’avvocato Bonni Candido, afferma: «Non sono del tutto soddisfatto per la decisione del gup, ma non posso non accogliere con favore il proscioglimento del mio assistito dal reato di truffa aggravata asseritamente perpetrato attraverso il noleggio all’Aram di un furgone per 750 euro mensili. Questo fatto ebbe enorme clamore mediatico all’avvio dell’inchiesta e fu preso ad esempio degli illeciti contestati dall’Ufficio di Procura ». Ha dato i suoi frutti la strategia difensiva di Giuseppe Trimarchi, avvocato di Roberta Saglimbeni, prosciolta dalle accuse di peculato e truffa aggravata. Il professionista, che in un primo momento aveva optato per la richiesta di rito abbreviato, ha poi scelto di affrontare l’udienza preliminare. Hanno difeso anche gli avvocati Alberto Gullino, Tommaso Autru Ryolo, Maria Sciammetta, Alessandro Billé, Danilo Santoro, Andrea Sofia, Elena Montalbano, Antonio Amata, Salvatore Giannone, Anna Scarcella, Giuseppe Serafino, Isabella Barone, Salvatore Versaci, Eugenio Caputo, Carmelo Scillia e Nino Favazzo.

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