Martedì, 18 Settembre 2018
MESSINA

I siluri di Signorino
contro il Pd

Non c’è pace nei rapporti tra amministrazione e consiglio comunale. Qualche segnale di tregua, poi la guerra ricomincia. Stavolta il pomo della discordia è la mancata approvazione, da parte dell’aula di Palazzo Zanca, del debito fuori bilancio nei confronti dell’Ato3. «Una decisione –attacca il vicesindaco Guido Signorino – che ha fatto perdere alla città l’opportunità di accedere all’anticipazione di liquidità del Dl 35 e ha causato un danno sotto il profilo tecnico. Ma è anche un segnale preoccupante sotto il profilo politico e istituzionale». L’assessore al Bilancio fa anche autocritica: «Certamente l’intempestività della presentazione della delibera da parte dell’amministrazione (dovuta a sovraccarichi, rallentamenti e ritardi degli uffici che si ripetono e su cui va fatto un approfondito esame per intervenire in maniera attenta ed energica) ha pesantemente influito sull’esito del provvedimento. E questa responsabilità ce l’assumiamo in pieno come amministrazione. Ma chi dice che questa delibera non era conosciuta, occulta il fatto che i suoi contenuti erano già stati discussi dal consiglio nell’agosto dell’anno scorso, approfonditi in un intenso lavoro di commissione, avallati da un parere favorevole del collegio dei revisori dei conti, rivalutati nuovamente dal consiglio che nell’ultima seduta aveva chiesto il ritiro della delibera al fine di eliminare dalla somma da riconoscere l’importo sottoposto a contenzioso tra Ato e Comune. Esattamente ciò che è stato fatto nella delibera poi bocciata». Secondo Signorino, il voto contrario «è leggibile solo alla luce dell’opportunismo tattico giocato su vari fronti o della, comprensibile ma non giustificabile, paura personale dell’assunzione di responsabilità. Sotto il profilo politico – insiste il vicesindaco –l’elemento più inquietante è dato dal fatto che, malgrado l’importanza dell’argomento, si è registrata una bassissima partecipazione dei consiglieri». E il riferimento diretto è ai gruppi collegati al Pd, il cui atteggiamento avrebbe provocato «evidenti irritazioni negli altri gruppi consiliari». «Hanno giocato a far passare le delibere “difficili” – insiste l’assessore –, dal Piano di riequilibrio alla Tasi e alla Tari, ma senza sporcarsi le mani, contando e gestendo le presenza in aula in modo che gli altri approvassero provvedimenti impopolari così da potersi smarcare con interventi populisti e voti distribuiti tra sì, no e astensioni».

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