Martedì, 25 Settembre 2018
MESSINA

Bancarotta fraudolenta: eseguite 14 misure cautelari

bancarotta fraudolenta, Messina, Archivio
tribunale messina

In carcere è finito Carlo Borella, già presidente dell’Ance, a capo del gruppo imprenditoriale di famiglia e soprattutto della Demoter spa società operante nel settore degli appalti pubblici che in dieci anni si è aggiudicata lavori per circa 60 milioni di euro. Secondo la Procura sarebbe lui la mente e l’organizzatore  di un’ampia operazione di svuotamento dei rami attivi del complesso aziendale, collocandoli in nuove società. Per far ciò Borella poteva contare sulla preziosa collaborazione, di esperti professionisti allo scopo di ottenere perizie e contabilità di favore per mantenere le attività del gruppo, sottraendole all’aggressione dei creditori. Agli arresti domiciliari sono finite altre sette persone, il padre di Carlo Borella, Benito, la sorella Zelinda entrambi amministratori della Demoter, i commercialisti Benedetto Panarello ed Agatino Spadaro e gli amministratori di società destinatarie dei rami d’azienda della Demoter Patrizia Surace, Gianfranco Cucinotta e Giuseppe Bottaro. Sospensione dall’attività per due mesi per i commercialisti Gaetana Patrizia De Luca, Maria Antonietta Chillè, Giuseppe Scandurra, Zaire Giosafatto Zimbè, Sergio Zagaglia e Daniela Lizzio.  Ventitre le persone denunciate con l’ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata ai reati di bancarotta fraudolenta.  Nel novembre 2011 la Demoter viene sottoposta a procedura di liquidazione volontaria. Il primo febbraio 2013 la società viene dichiarata fallita. L’anno precedente Carlo Borella era stato condannato in appello ad 1 anno e 2 mesi per favoreggiamento dell’associazione mafiosa Barcellona capeggiata dal boss Carmelo D’Amico. Una pesante tegola che non gli impedisce di organizzare le operazioni necessarie a  i beni aziendali. Con il contributo di commercialisti esperti la DE.MO.TER viene progressivamente svuotata dei suoi rami d’azienda più rilevanti e produttivi, costituiti da importanti commesse pubbliche, predisponendo le condizioni per l’avvio della procedura di concordato preventivo.  Le indagini partono dopo la denuncia di importanti creditori dell’azienda che segnalano il trasferimento all’estero di importanti beni della Demoter.  I rami inattivi vengono trasferiti a cinque società riconducibili a Borella che con questi stratagemmi riesce a mettere in salvo ingenti capitali. Coin questo sistema

Riesce ad isolare la DE.MOTER dal resto del gruppo imprenditoriale di famiglia e, pur continuando a mantenerne il controllo, evita il dissesto finanziario della stessa.

Polizia e Guardia di Finanza coordinati dal procuratore aggiunto Sebastiano ardita, dal sostituto della DDA Fabrizio Monaco e della Procura ordinaria Antonio Carchietti portano alla luce il complesso intreccio di operazioni finanziarie ed avanzano la richiesta di misura interdittiva firmata dal gip Maria Teresa Materia.

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