Giovedì, 20 Settembre 2018
MESSINA

Tasi, il Consiglio
vota la delibera

  Divisibili o indivisibili? Questo è il problema. A dare una risposta chiara all’amletico dubbio, ci ha pensato ieri pomeriggio il consiglio comunale. Che al termine di una seduta fiume, iniziata alle 11,30 e conclusasi oltre le 18, ha esitato la delibera sulla “Tassa sui servizi indivisibili” (Tasi), cassando, rispetto al provvedimento proposto dall’Amministrazione, la voce “servizi sociali e assistenziali”, a cui la giunta Accorinti aveva previsto di destinare 2 degli 8 milioni quali gettito del tributo. Alla base della cancellazione, secondo quanto spiegato dal consigliere comunale Claudio Cardile, sentito il parere del dirigente Giovanni Bruno, il principio secondo cui, le attività ricadenti nel terzo settore, tutt’altro che essere considerate come “indivisibili”, ovvero riguardanti l’interesse della collettività, sono invece servizi a domanda individuale e, in quanto tali, da coprire con somme del bilancio comunale. È sul piano del tecnicismo e dell’interpretazione normativa, che si è consumato lo scontro politico. Al rientro in aula, dopo una seduta lampo della prima commissione cui ha preso parte anche l’assessore Nino Mantineo, è stato presentato un emendamento politicamente trasversale, sostenuto da Pd, Udc, Dr, Fi, Ncd, modificativo della delibera Tasi proprio nella parte della tabella contenente la destinazione degli introiti della Tasi. A tentare una “timida” opposizione al correttivo in questione, un altro emendamento, presentato da Megafono, Cambiamo Messina dal Basso (compresi i due ex Lo Presti e Sturniolo), in cui invece i due milioni della discordia venivano mantenuti. In realtà, nell’emendamento “pro-terzo settore” non è stato neanche posto in discussione. A spiegarne il motivo il direttore generale Antonio Le Donne: avendo, infatti, i due emendamenti medesimo oggetto, ma esprimendo volontà differenti, sulla base dei principi generali del diritto assembleare, a poter essere analizzato era solo quello presentato cronologicamente per primo. Nulla da fare, dunque, per l’Amministrazione. Che adesso dovrà andare a scavare tra le pieghe di bilancio per individuare la copertura per uno sconquassato terzo settore.

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