Martedì, 18 Settembre 2018
MESSINA

Ato3 al Comune "Non pagare un euro a Messinambiente"

Ve la ricordare l’emergenza rifiuti di luglio e agosto? Bene adesso siamo alla resa di conti.

Messina ambiente potrebbe pagare a caro prezzo tutte quelle giornate in cui la città ha vissuto fra cassonetti maleodoranti e disagi di mille tipi.

Dopo le sollecitazioni della prefettura, dell’assessorato all’ambiente, di tanti consiglieri il dirigente di Palazzo Zanca Domenico Signorelli ha chiesto all’Ato 3 di verificare i servizi resi da Messinambiente nei mesi di luglio e agosto in vista del pagamento della fattura alla società di raccolta.

L?azienda di via Dogali avrebbe dovuto incassare circa 4 milioni di euro per il lavoro svolto in queu 60 giorni.

Ato 3 non perde tempo e attraverso il suo responsabile dei servizi tecnici, l’ingegnere Alberti presenta una relazione di fuoco al comune.

In quei due mesi – scrive la società d’ambito – si riscontrato un grave peggioramento del servizio, che non è stato reso seconda la consistenza della perizia che regolamenta i rapporti. Secondo Ato il servizio non ha raggiunto nemmeno il minimo indispensabile da assicurarsi in caso di emergenza sanitaria e per questo Messinambiente non andrebbe pagata nemmeno in acconto. Servizio insufficiente, niente soldi.

Per l’ingegner Alberti è lo stesso liquidatore Alessio Ciacci ad ammettere l’inefficienza. Lo ha fatto nelle dichiarazioni alla stampa quando ha detto che, invece, di 32 percorsi per la raccolta ne sono stati effettuati fra i 22 ai 29 con due soli mezzi in strada. Alberti invita i Comune ad aprire un’indagine interna per approfondire ulteriormente quanto accaduto in quei due mesi d’emergenza. IL dipartimento con questa relazione in mano chiede ad Ato di quantificare la penale  da applicare per pagare nel frattempo la sola fattura di Agosto, visto che luglio era stta nel frattempo saldata.

La seconda risposta di Alberti è ancora più perentoria. In base alla sola riduzione da 32 a 22 delle linee di raccolta dal mese di gennaio – dice Alberti – si concretizzerebbe una minore consistenza per 1 milione e 200 mila euro e comunque per ato 3 non ci sono i presupposti alla liquidazione  delle fatture estive.

La vicenda si inserisce nel quadro del braccio di ferro fra messinambiente e ato che ha avuto nel pignoramento della società gestita da Ciacci da sei milioni e seicentomila euro. Un congelamento di fondi che è finito in tribunale con il prologo di questa relaizione di fuoco  di Ato3.

 

 

 

 

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