Mercoledì, 17 Agosto 2022
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MESSINA

«Con Accorinti non c’è dialogo»

alfredo schipani, confindustria, Messina, Archivio

La mozione è stata approvata il 29 luglio da Confindustria durante l’assemblea dei soci. E si tratta della posizione ufficiale degli industriali sul primo anno di mandato del sindaco Accorinti. Non sono certo teneri con il primo cittadino, il quale a loro giudizio «non può limitarsi alla rievocazione di momenti anche certamente suggestivi e di giustificata emotività. In una città come Messina la capacità di governo deve essere misurata anche e soprattutto sul terreno della capacità di far fronte, anche in forme innovative ma comunque con efficacia, a una crisi della quale ancora non si vede via d’uscita ». Poi un passaggio chiaro sulla mancanza di dialogo: «C’è un problema nell’atteggiamento dell’Amministrazione comunale verso il mondo della produzione e del lavoro, che, sotto profili metodologici e d’approccio, cela un pericoloso, anzi nocivo, eccesso d’ideologismo. Se c’è un comune denominatore negli atti più propriamente politico-programmatici della Giunta Accorinti, esso è rappresentato dall’assenza di confronto, preventivo ma anche in corso d’opera, che, in taluni casi, è un atto dovuto, almeno con le categorie direttamente interessate ». E gli industriali citano come esempio “la questione delle questioni”: «la vicenda degli orari estivi delle navi che collegano i porti di Messina e di Salerno sembra paradigma di un approccio ideologico a tematiche che, invece, meriterebbero una robusta dose di sano pragmatismo», questo perché «il “cordone sanitario- viario” anti-Tir, in assenza di proposte alternative, null’altro rappresenta se non la negazione di qualsivoglia prospettiva di sviluppo e di crescita legata alla portualità. In una realtà nella quale l’erogazione di servizi alla persona continua ad apparire impermeabile alle logiche di rinnovamento e bonifica enunciate nei programmi elettorali; in cui l’edilizia pubblica ristagna - prigioniera anche di troppi protagonismi - creando una desertificazione infrastrutturale che impaluda anche quella privata; in cui settori determinanti per la vivibilità come l’igiene ambientale continuano a muoversi come dotati di vita propria, nonostante le tante supercompetenze».

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