Venerdì, 18 Gennaio 2019
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MESSINA

Confisca Bonaffini,
quattro indagati

confisca bonaffini, Messina, Archivio

  Era una sorta di inchiesta “satellite” per la maxi confisca da 450 milioni di euro al commerciante ittico diventato imprenditore edile Sarino Bonaffini, e che adesso registra l’atto di chiusura delle indagini preliminari. Sono quattro le persone coinvolte in questo troncone, e il reato è l’intestazione fittizia di beni. Si tratta dello stesso Sarino, del fratello Angelo Bonaffini, e poi dell’imprenditore ittico Gaetano Chiofalo e del fratello Domenico. L’atto di chiusura delle indagini preliminari per questa inchiesta è del sostituto della Distrettuale antimafia Vito Di Giorgio, il magistrato che ha coordinato l’intera attività investigativa di accertamenti economico-finanziari della Squadra mobile, gli uomini del vice questore Giuseppe Anzalone. Tre sono le contestazioni accusatorie intorno ad alcune “imprese-chiave” dell’impero economico Bonaffini. Nella prima ipotesi l’intestazione fittizia di beni ipotizzata dalla Dda riguarda il passaggio di quote societarie della nota ditta “Pescazzurra srl”, nell’ottobre del 2009, dai fratelli Sarino e Angelo Bonaffini a Gaetano Chiofalo. Nel luglio del 2010 invece sempre i fratelli Bonaffini cedettero le loro quote ai due Chiofalo dell’impresa “C&B Immobiliare srl”. E infine, sempre nel luglio del 2010, il solo Sarino Bonaffini «attribuiva fittiziamente » ai due Chiofalo le proprie quote della “Immobiltre srl”. Il patrimonio dei Bonaffini, sottoposto a sequestro nell’ottobre del 2011 dopo un’indagine molto lunga e complessa, esattamente due anni dopo, nel 2013, ha subito la confisca di primo grado da parte della sezione Misure di prevenzione del Tribunale, su un presupposto ben preciso sostenuto con forza dalla Procura e riconosciuto sussistente dai giudici: è un patrimonio “nato e cresciuto” riciclando il denaro sporco del clan mafioso di Mangialupi, soprattutto in attività edilizie, ovvero il “mattone” con i “fondi” creati dal traffico di droga.

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