Venerdì, 21 Settembre 2018
MESSINA

In tre anni messi a segno colpi per 300 mila euro

  In manette, destinatari di ordinanze di custodia cautelare in carcere, sono finiti in quattro, tutti messinesi: Santi Irrera (40 anni) che era la mente e coordinatore del gruppo, Emanuele Lanza (26 anni), Davide Rando (20 anni) e Francesco Scibilia (51 anni), quest'ultimo assumeva i panni di un manovale, “specializzato” nell'adescare le vittime e procurare gli strumenti per fare irruzione nelle case. Tutti hanno precedenti per reati specifici. Solo domiciliari, invece, per il milazzese Tindaro Milazzo (28 anni), al quale è attribuita la presenza in un solo furto. L'operazione vede coinvolti anche altri soggetti che a vario titolo hanno fatto parte dell'organizzazione, strutturata in maniera stabile. Tra gli indagati nell'ordinanza firmata dal Gip Giovanni De Marco su richiesta del pm Liliana Todaro, compaiono anche i nomi di Antonino Pantò, Pasqualino Di Blasi, Giorgio Gullifa, Antonino Lanza, Silvia Rolla, Antonino Astuto e Maria Corrao. Alla “squadra” sono stati affibbiati numerosi furti in abitazione perpetuati a Messina tra il 2010 e il 2013, anche se l'attività d'indagine condotta dai militari della Stazione di Giampilieri si è concentrata nell'arco temporale tra dicembre 2012 ed aprile 2013. In questo periodo sarebbero stati commessi tra i dieci e i tredici furti, tutti riconducibili all'organizzazione che si muoveva con un metodo consolidato. «All'interno del gruppo –ha spiegato il capitano Paolo Leoncini, comandante della Compagnia Messina Sud –,vi era un'elevata settorializzazione delle competenze». Dal palo a chi si occupava di ricercare le vittime. In alcuni casi Scibilia, con la scusa di presunti lavori condominiali, si faceva consegnare copia delle chiavi delle case così da potere fare irruzione facilmente in momenti della giornata tranquilli: all'ora di pranzo o di notte. In altri casi si preferiva entrare forzando. «Le vittime venivano selezionate con cura tra professionisti, impiegati o persone malate –ha aggiunto il tenente dell'Arma Stefano Scollato –. Il gruppo osservava le abitudini di vita per diversi giorni, poi attendeva il momento adatto per l’azione». Per quanto riguarda la refurtiva, come anticipato, si preferivano oggetti d'oro, gioielli o diamanti, ma non si disdegnavano pc, tv e cellulari, ma anche denaro. Ogni intervento fatturava dai 500 ai 30 mila euro, per un ammontare totale di 300 mila euro.

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